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L’impatto della pandemia sul lavoro femminile

Il report pubblicato dalla Regione evidenzia che la crisi sanitaria, economica e sociale ha acuito ritardi, criticità e disuguaglianza

Sono state proprio le donne a pagare il prezzo più alto della pandemia: non solo sul fronte delle violenze domestiche drammaticamente aggravate dal lockdown, ma anche sotto il profilo occupazionale, come emerge dal report realizzato dalla Regione, “Emergenza Covid: l’impatto sulle donne e le azioni promosse dalla Regione Emilia-Romagna”, finalizzato ad analizzare l’impatto di genere delle politiche regionali attuate nel periodo della pandemia. 

 

L’impatto della pandemia sul lavoro femminile

 

di Maria Silvia Cabri

 

Il lockdown ha acuito le disuguaglianze. Sono i dati stessi a parlare: su 100 posizioni perse nel settore “Commercio, alberghi e ristoranti”, 55 riguardano donne, quota che sale a 81 ogni 100 negli “altri servizi”. Ancora inferiore a quello maschile il lavoro fuori casa (25 contro 36 ore settimanali), mentre quello domestico e di cura resta in gran parte sulle spalle di mogli e madri (23 ore contro le 7,38 ore maschili).

L’impegno della Regione è quello di fare della questione femminile una priorità trasversale a tutti i settori. Una situazione di criticità che la crisi sanitaria, economica e sociale provocata dalla pandemia ha aggravato: una disomogeneità dei carichi di lavoro messa in evidenza in questi mesi anche della distribuzione dello smart working. A fronte di un incremento del 23% di quello maschile, è cresciuto del 58% quello femminile per far fronte alla chiusura di scuole e servizi per l’infanzia.

Obiettivo valorizzazione

“Valorizzare il ruolo e la partecipazione delle donne nell’economia e nella società regionale è fondamentale per la ripresa ed è strategico per generare uno sviluppo sostenibile, equo ed inclusivo, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 – spiega l’assessora alle Pari opportunità, Barbara Lori.

 

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