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Editoriale - Chiamati a guardare più in alto

Illuminati da testimonianze “pasquali” di impegno educativo e missionario

di Mons. Ermenegildo Manicardi, Vicario generale

 

Chiamati a guardare più in alto

 

Nell’ultima Domenica di Quaresima di quattro anni fa, il 2 aprile 2017, Papa Francesco visitò la Chiesa di Carpi celebrando l’Eucaristia davanti alla Cattedrale riaperta la settimana prima, e passando nel pomeriggio a Mirandola dove il Duomo – oggi anch’esso riaperto – era in attesa di ricostruzione. Allora ci fu fatto un elogio che torna utile anche oggi quando una troppo lunga pandemia rischia di estenuarci. Nelle difficoltà – disse allora il Papa – “c’è chi si lascia chiudere nella tristezza e chi si apre alla speranza. C’è chi resta intrappolato nelle macerie della vita e chi, come voi, con l’aiuto di Dio solleva le macerie e ricostruisce con paziente speranza”.

Introducendoci nella Settimana Santa 2021 sentiamo il peso faticoso di una seconda Pasqua tra restrizioni, paure e dolore per le vittime. Molti sono spaventati dalle conseguenze economiche che si stanno rivelando pesanti e che si preannunciano minacciose anche per un futuro prolungato.

Ci sono, inoltre, preoccupazioni realistiche per le tensioni all’interno delle relazioni familiari, che, in qualche caso, minacciano di incancrenirsi in crisi non più riparabili. Nelle fasce giovanili si profila anche un’emergenza educativa, là dove si riscontra una situazione malinconica di rarefazione formativa. I più piccoli soffrono per una didattica a distanza, in certe case davvero poco praticabile. Anche gli adolescenti, però, stanno vivendo mesi di relazioni sottodimensionate, che tagliano le ali al valore formativo di un intero anno. Le proteste e gli scioperi dei ragazzi, che rivendicano il diritto di frequentare la scuola in presenza, così come gli assembramenti, talvolta imbarazzanti e piuttosto violenti, di tanti giovani, la dicono lunga sugli effetti di una carenza di relazioni che è un deficit difficilmente tollerabile.

Si possono “perdere anni” di scuola per non avere studiato a sufficienza, ma si può mancare l’obiettivo di una crescita piena se, per un anno intero, le relazioni restano rattrappite e povere di spontaneità, di fantasia e di calore.

È sempre più evidente la necessità di un impegno educativo consapevole, globale e ben programmato per custodire le relazioni e qualificarle in risposta a una pandemia che ci spinge all’insensibilità disattenta e all’individualismo di comodo. Le associazioni e le nostre parrocchie lo hanno sostanzialmente capito, anche se restano zone un cui l’impegno potrebbe essere più diffuso e di più alto profilo. È ben spiegabile dunque che tra la gente più sensibile si senta parlare della necessità di una “rigenerazione”, soprattutto spirituale. Papa Francesco, celebrando la prima messa con concorso di popolo dopo le misure restrittive imposte dalla pandemia, ci ha quasi sferzati sostenendo: “Peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla” (31 maggio 2020).

Anche ora dovremo proprio applicare la speranza, che già da qualche anno è espressa nello slogan e nell’iniziativa “Carpi non spreca”. Un segno di speranza per la formazione futura degli uomini e delle donne della nostra diocesi è la nostra storia di impegno educativo, sempre combattuto da gente in gamba e di buona inventiva. Nei mesi della pandemia abbiamo celebrato il 75mo del martirio del

Beato Odoardo Focherini; adesso sono arrivati il centenario della nascita di don Nino Levratti e don Giuseppe Tassi, valenti educatori e formatori di giovani, sia a Carpi che a Mirandola. In questo tempo hanno chiuso la loro testimonianza terrena due missionarie e un missionario, legati alla nostra Chiesa, che hanno donato nella carità la loro lunghissima vita, suor Gabriellina Morselli, la dottoressa Germana Munari e padre Agostino Galavotti.

Per entrare nella Pasqua di Gesù, anche noi siamo “chiamati a guardare in alto” (Osea 11,7ss), impiegando le nostre tensioni migliori, per potere superare la pandemia e non farci schiacciare dal covid-19. Le due donne e i tre uomini, appena ricordati, hanno assicurato oltre tre secoli e mezzo di servizio generoso e qualificato al popolo di Dio della nostra terra e della nostra Chiesa. Adesso è il tempo che noi vi aggiungiamo la nostra piccola spanna di percorso. La mattina di Pasqua ascolteremo l’invito: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio” (Colossesi 3,1). Cerchiamo dunque di esser veri cristiani pasquali: né goffamente miopi, né improduttivamente tirchi.

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