Egli
In cammino con la Parola, Spiritualità
Pubblicato il Aprile 1, 2021

Egli vi precede in Galilea

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Pasqua di Risurrezione 2021, Domenica 4 aprile

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,1-7)

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. (…) Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: ‘Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto’». (Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite).

 

Commento

Nella grande veglia della notte di Pasqua seguiamo quest’anno il racconto dell’evangelista Marco. Si tratta di un testo apparentemente semplice e scarno, in realtà pieno di enigmi e di temi molto interessanti. È bene chiarire che il testo che leggiamo oggi (con anche il versetto 8 che la liturgia tralascia) è la finale del vangelo di Marco, anche se è seguito da altri 11 versetti, dal 9 al 20, che sono considerati ispirati, ma sicuramente aggiunti in un secondo tempo. La maggior parte dei commentatori concorda sul fatto che il vangelo di Marco nella versione primitiva finisce al versetto 8.

Allora nascono tanti interrogativi. Il primo e più evidente è che il vangelo di Marco non riporta i racconti di apparizioni (tanto che qualcuno ha ritenuto opportuno aggiungere un testo che ne parlasse), termina con la scoperta della tomba vuota e con l’ordine dato alle donne di annunciare agli apostoli la resurrezione e il ritrovo in Galilea. Ancora più sorprendente è l’ultimo versetto nel quale le donne fuggono via spaventate e «non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite». L’ultima parola del vangelo è l’avverbio gar, che significa “infatti”: strano modo per finire un libro! Rimane al lettore la domanda: come si è saputa la notizia della resurrezione se le donne hanno taciuto? A partire da queste stranezze tentiamo una lettura del testo che renda ragione di tante particolarità.

È risorto: in greco è l’aoristo passivo di egeiro che significa “svegliare”.

Il racconto inizia con la menzione delle donne che la mattina vanno al sepolcro per ungere il corpo di Gesù. Le donne sono state presenti alla morte di Gesù (mentre gli apostoli sono fuggiti), alla sua sepoltura e ora vanno al sepolcro. Anche se nei tre casi gli elenchi delle donne sono diversi, Maria Maddalena è sempre presente e dunque dal punto di vista narrativo c’è un collegamento tra le tre scene che rende credibile l’identificazione del sepolcro. Le donne lungo la strada si chiedono chi farà rotolare via la pietra, domanda che drammatizza la scena e crea aspettative. Arrivate sul posto alzano gli occhi e vedono che la pietra è già rotolata via. Nel gesto di alzare gli occhi c’è già l’idea di sollevarsi dalla cupezza interiore e aprirsi a qualcosa di nuovo. Poi entrano e vedono un giovane seduto e vestito di bianco. Il giovane non è Gesù, è un messaggero angelico, un interprete dei fatti, che le rassicura e annuncia la resurrezione. Le sue parole sono le più importanti.

Alzato lo sguardo, vedono: la presenza di due verbi che indicano il vedere pone l’accento su un’esperienza diretta che ha grande presa sulla persona.

A leggere bene il testo si nota che il centro del messaggio non è la tomba vuota ma il fatto che Gesù è risorto e non si trova lì perché precede gli apostoli in Galilea. Gesù è risorto, non è qui ma vi precede in Galilea. Non c’è nessun interesse apologetico nel mostrare la tomba vuota ma la vera intenzione è di invitare a riprendere il cammino di sequela dietro a Gesù. Il senso dunque è che la resurrezione rende di nuovo possibile seguire Gesù e riprendere a farlo dalla Galilea dove tutto era cominciato. Il giovane è, a detta di tutti i commentatori, direttamente collegato col giovane che al momento della cattura corre via nudo (la parola con cui è indicato è la stessa). Chi allora scappava ora annuncia la resurrezione. Anche per gli apostoli, che erano fuggiti tutti, ora è possibile riprendere la sequela di Gesù risorto. Lo stesso tema della fuga torna come reazione delle donne che scappano piene di spavento, certo una fuga di tipo diverso ma, pare dire Marco, il discepolo tende sempre a fuggire.

Il crocefisso: in greco estauromenos. Al momento dell’annuncio della resurrezione non può mancare l’identificazione di Gesù come il crocefisso.

Infine, la strana chiusa con il silenzio delle donne. Si può comprendere correttamente questo versetto intendendo che le donne non parlarono a nessuno se non a Pietro e ai discepoli, i quali peraltro fino alla Pentecoste si comportarono allo stesso modo. Il silenzio indica l’assenza di un annuncio pubblico e missionario. Questo testo lascia nel lettore il desiderio di riprendere la strada dietro Gesù; il punto non sono le apparizioni, che sono date quasi per scontate, ma che la resurrezione permette di non bloccarsi in un ricordo pesante come un macigno e di ripartire in una sequela in cui Gesù è presente e vivo e supera tutti i tentativi di fuga che per i discepoli sono sempre possibili.

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