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Ritorno dei feriti e ricordo dell’8 marzo 2020

“E si prese cura di lui” - Spazio dedicato alle testimonianze dei volontari del gruppo “Don Ivan Martini” con i detenuti del carcere di Sant’Anna

Ritorno dei feriti e ricordo dell’8 marzo 2020

 

Paolo, un amico, con la sua sensibilità verso i carcerati ha scritto un bel articolo, che ho apprezzato molto, ricordando gli eventi tristi successi al carcere di Sant’Anna lo scorso anno. Riprendo le sue parole per affrontare il tema e riportare qualche notizia e forse qualche ripetizione, ma che sono testimonianze. Anzi, se le vogliamo definire, verità. Le notizie rese pubbliche di quei fatti (8 marzo 2020) sono scarse e dicono poco, sono sommarie. A queste si sono aggiunte le testimonianze di due carcerati che erano stati spostati in altre carceri, che hanno dato un peso rilevante, al fine del contraddittorio, su qualche aspetto che è avvenuto in quel frangente, allo schema dei fatti resi pubblici. Questi detenuti raccontano come sono stati trattati i carcerari dagli agenti, senza distinguere dai veri protagonisti e da chi non aveva nessuna colpa. Qualche affermazione simile è venuta dagli scritti di detenuti, che variano a seconda di dove si trovavano, ma unanimi dicono che si era creato un vero caos, di detenuti inferociti con strumenti in mano di tutti i tipi, anche da “da carezze eterne”, un via e vai di carcerati inermi che cercavano rifugio. La polizia assistente ha provato momenti di paura, specialmente nel primo periodo; poi arrivati i rinforzi, è cominciato il trattamento adeguato alla situazione.

Possiamo pensare come possa essere stato difficile fare delle distinzioni per i poliziotti verso i detenuti; umanamente non siamo angeli, cui spetterà questo compito, senza avere quel caos come in questo caso. Ci interroghiamo: chiedo anche a voi amici, avrebbero potuto agire meglio, forse sì? Non sono da trascurare anche, vista la situazione attuale, quelli che sono i motivi di queste rivolte successe in varie carceri; con il Coronavirus avevano bloccato tutte le visite, senza spiegare bene eventuali prospettive diverse, ad esempio la maggiore possibilità di telefonare o visite più corte con un sistema preventivo efficace per il caso, semplice a dirsi! La conseguenza dei fatti di Modena si è propagata velocemente, un tam-tam via tv nello stesso giorno, e subito sui giornali, così è scoppiata l’insurrezione in varie carceri.

Qualche giornale ha rilevato che ci sia stata la mano della mafia, o qualcosa di simile che avrebbe aiutato le rivolte; qualcosa forse, verità? Io sono perplesso e ho dei dubbi (mio pensiero)! Valutando la situazione in quasi tutte le carceri, in quasi tutte si riscontravano altri problemi, un diffuso malcontento, che sommati alla restrizione per la pandemia, hanno determinato a forte sobillazione riscontrata. In un incontro avuto in carcere con tutti gli organi di gestione, il capitano ha affermato che ci sono stati degli errori, e credo che non fosse solo per il brutto caso del Sant’Anna, ma, a mio parere, anche qualche lacuna nella gestione della vita quotidiana dei carcerati.

Sentendomi ancora ferito, ma con l’ombra e lo spirito di Antonia vicini, ora aspetto di rientrare per i colloqui, mi sembra d’essere come un sacco che si vuol riempire con un buco. La mia passione per il cinema mi dà qualche momento sereno; ma specialmente per il più bel film che esista, la Bibbia e specialmente il secondo tempo, il Nuovo Testamento, l’aiuto da cari fratelli che con i loro scritti mi aiutano a capire meglio la Parola. Siamo nel “Deserto Quaresimale “, ci avviciniamo al grande Mistero Pasquale in meditazione, continua conversione e grande speranza. Le montagne, le grandi acque, fiori e frumento, l’amore degli uni per gli altri, la salvezza, il buono che Dio ci ha donato, tutto dalla Croce e Resurrezione! La pandemia fa parte della terra, la fatica, il sudore, le radici del male spesso derivano dal nostro egoismo e noncuranza di amore per il Creato. Un augurio per il mondo delle carceri, perché possa trovare sempre più detenuti e assistenti non in contrasto, una relazione più umana.

Ultima dal carcere, non è stata ancora ristabilita alla funzione il reparto Pedagogico, quindi per i colloqui si dovrà aspettare…uffa! “Chi nella sofferenza viene abbracciato e consolato da Cristo, non partecipa solo al dolore della sua Passione, ma anche al dolore di Cristo stesso per tutti quelli che soffrono ingiustamente, il suo abbassarsi per assumere su di sé le miserie, le ferite e le attese di salvezza di ogni creatura. Così, il martirio dei cristiani manifesta l’amore di Dio per tutti, abbraccia anche coloro che non appartengono alla Chiesa, quelli che non conoscono il nome di Cristo e perfino (o forse in maniera speciale) i nemici”. Da “Sulla strada di Gesù”, L’Osservatore Romano, Gianni Valente.

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