Il
Il Settimanale, In te ipsum redi, Rubriche
Pubblicato il Aprile 29, 2021

Il tempo della gioia e del sorriso

di Tommaso Cavazzuti

 

Pasqua è il tempo della gioia. Vorrei metterlo in relazione con una caratteristica importante dell’uomo: la capacità di ridere. L’umorismo è uno dei fenomeni caratteristici della modernità. Come tutti i fenomeni umani comporta aspetti positivi e negativi. Positivo può essere il fatto che il riso è espressione di gioia, serenità d’animo, buon carattere, ottimismo. Per il cristiano, poi, il sano umorismo può essere il frutto dell’abbandono nelle mani della Provvidenza. Ne è un esempio splendido san Tommaso Moro. Negativo può essere l’esagerazione nel ridere e nel far festa, soprattutto in tempi che esigerebbero compostezza, senso di responsabilità, preoccupazione per i grandi problemi sociali.

Ma chiediamoci: che cosa è il ridere? Da cosa nasce? San Tommaso d’Aquino osserva che la capacità di ridere suppone la razionalità. Il ridere è un fenomeno che nasce da un particolare esercizio della ragione. Nasce dal confronto tra due cose, o due nozioni, in opposizione tra loro, secondo uno speciale criterio. Per questo il far ridere, il ridere intelligente e sano, suppone una notevole dose di saggezza, di finezza, di fantasia, di intelligenza. Elementi propri dell’umorismo sono la capacità di cogliere i lati buffi e contraddittori della vita, ridendone con benevola comprensione. L’umorismo suppone un’intelligenza che relativizza ciò che si è portati a considerare un assoluto. Una componente importante della capacità di ridere è l’autoironia. Medicina necessaria per non ammalarsi di narcisismo; o di autoreferenzialità, come direbbe papa Francesco.

Ridere fa bene

Il ridere, poi, si declina in vari modi: si può ridere con; ridere di; ridere per. Per me, l’espressione più positiva è il ridere con altri. E’ una forma di comunicazione nella quale si offre all’altro non solo una conoscenza, ma anche il sentimento che si prova in virtù di quella conoscenza. E con questo si offre ciò che è l’aspetto più positivo del riso: gioia, serenità, ottimismo.

Le cose sono diverse quando si ride di qualcuno. In questo caso si ride per colpire la persona. Questo ridere offende ed è il peccato di “derisione” del quale parla San Tommaso nella Somma Teologica (II-II, q.75). Nessun vizio è così contrario alla carità quanto il disprezzo e la derisione del prossimo. La derisione si fonda sulla presunzione di sé e sul disprezzo per gli altri.

Il ridere ha pure finalità positive. Anzitutto, permette di rilassarsi, e in questo ha la stessa funzione del gioco. Scrive san Tommaso: “L’uomo, come ha bisogno del riposo fisico per ritemprare il corpo, il quale non può lavorare di continuo per la limitazione delle sue energie, così ne ha bisogno per l’anima. (…). Ebbene, come la fatica fisica si smaltisce col riposo del corpo, così la fatica dell’anima deve smaltirsi con il riposo dell’anima. Ora, il riposo dell’anima è il piacere di ordine spirituale. Perciò per lenire la fatica dell’anima bisogna ricorrere a un piacere che risollevi lo spirito (S.Th. II-II, a. 168).

L’uomo, essere che ride

Il secondo effetto positivo del ridere è quello educativo. Aiuta a far capire all’educando ciò che ha veramente valore. Sul piano sociale, poi, ha un altro effetto positivo: fornisce uno scudo che protegge dai discorsi ideologici di chi ha il potere. Chi riveste un potere tende a far credere di avere qualità superiori, allo scopo di sottomettere più facilmente al proprio volere. Per questo, i politici in genere tendono al narcisismo. Metterne in evidenza il ridicolo è compito della satira politica. Un compito importante, quasi necessario. Le tante barzellette che proliferano in tempo di dittatura, sono benefiche. Sono un vaccino che rende più difficile il contagio che porta ad applaudire chi ci vuole sottomessi.

Il fenomeno del riso è qualcosa di così radicato nell’uomo che certi autori arrivano ad affermare che sia impossibile, anzi contraddittorio, pensare un uomo che non abbia la capacità di ridere (Cfr. San Tommaso d’Aquino, De spiritualibus creaturis, a. 11, ad 71). Anche il grande pensatore russo Vladimir Solovëv scrive: “Se mi chiedete di definire l’uomo con un segno tanto caratteristico quanto apparente, io lo chiamerei l’essere che ride” (Vladimir Solovëv, La Sofia, Edizioni San Paolo, Milano 1997, p.50).

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