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«Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 9 Maggio 2021

«Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi»

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 9-17)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi”.

 

Commento

Il brano di questa domenica segue le riflessioni sulla vite e i tralci della scorsa settimana. Il discorso di Gesù è ora rivolto solo ai discepoli e in queste parole agli amici è importantissimo il termine amore, che vi compare dieci volte. Rimaniamo ancora sul tema del rimanere legati a Cristo, declinato questa volta nel modo più esplicito come rimanere nel suo amore.

Amore a Qumran: nei documenti della comunità di Qumran troviamo insegnamenti simili a quelli di Gesù. Ad esempio nel Documento di Damasco VI,21 si comanda: «ciascuno amerà il proprio fratello come se stesso ». Si tratta però di un amore limitato al gruppo, i cui membri sono invitati a «nutrire un odio eterno nei confronti degli uomini di perdizione» (Regola iX, 21-22).

Siamo dunque al centro dell’esperienza cristiana espressa nel comandamento dell’amore, che per noi suona sempre come una prescrizione paradossale: ci verrebbe da dire che non si può comandare l’amore. Fatto sta che i cristiani hanno subito capito che nell’esperienza dell’amore a Dio e ai fratelli era concentrato il senso della loro fede. Pensiamo alla seconda lettura di oggi, tratta dalla prima lettera di Giovanni (1Gv 4,710), che ancora una volta si concentra sull’amore: «Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore».

L’amore diventa la cartina al tornasole di ogni esperienza di fede e così sarà sempre in ogni discernimento, se non c’è amore tutto potrebbe essere finto. Troviamo la stessa convinzione espressa con uno stile diverso nel bellissimo inno alla carità di San Paolo (1Cor 15). Tutta questa tradizione dovrebbe portarci a essere esperti in amore, cioè a capire cosa è amare, come si fa, come s’impara. Ma su queste cose probabilmente non si può teorizzare troppo, anzi siamo di fronte ad una di quelle questioni importanti della vita che sono ineffabili, cioè imprendibili dal discorso. Tuttavia qualcosa si può dire anche sulla scorta delle parole di Gesù. Amare come Gesù ha amato vuol dire amare con tenerezza, dedizione, servizio, sacrificio fino a dare la vita.

Nella bibbia l’amore è solo in parte sentimento, molto di più è compassione, azione, progetto, ha una dimensione concreta che diventa fedeltà negli atti, com’è evidente nella parabola del buon samaritano. Gesù non ci chiama servi ma amici. L’ambito in cui è possibile parlare di amore è quello degli amici e in generale nella Bibbia anche degli amanti e degli sposi. Non può mancare una dimensione di gratuità. Non esistono i professionisti dell’amore, né funzionari o persone autorizzate. Anche chi per mestiere si prende cura degli altri, per quel tanto che ci mette amore lo fa gratis. L’amore non si prescrive e non si paga.

Nel brano di oggi c’è poi un versetto sul quale merita di soffermarsi: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Ecco una motivazione dell’agire di Gesù. È desiderio di Gesù che la vita dell’uomo sia nella gioia, testo che dobbiamo sempre tenere presente per equilibrare la gravità di altri in cui sembra insistere sulla sofferenza del portare la croce. Inoltre scoprire che in Gesù albergava la gioia ci apre un prezioso squarcio sulla sua interiorità e ci indica l’esito autentico della vita cristiana. Gioia e amore non possono mancare.

Gioia: in greco chara, nel vangelo non è principalmente un’emozione ma un atteggiamento complessivo di fondo della vita cristiana. Come Gesù dice vi do «la mia pace» così anche parla de «la mia gioia».

Alcuni autori fanno notare che nel testo di oggi si parla di amore all’interno della comunità dei credenti, e non c’è alcun accenno all’amore ai nemici che invece nei sinottici è uno dei grandi temi di Gesù. In realtà questo è un discorso di addio fatto a una comunità e quindi è abbastanza naturale che si concentri sull’amore tra i membri, anzi proprio per questo c’è un riflesso trinitario, l’Amore tra il Padre e il Figlio, che qui ha valore di fondamento della comunità. Non è certo escluso l’amore al nemico, che però qui non è a tema.

Per comprendere il paradossale comandamento dell’amore dobbiamo riconoscere che l’origine non siamo noi. Tutto parte dal dono di Dio che ama per primo, dalla sua scelta non dalla nostra. L’amore non è l’esito di un ragionamento, di un raziocinio che intuisce il miglior modo di vivere, ma è suscitato da una previa esperienza di elezione, da un amore conosciuto perché donato.

Comandamento: in greco entole. Negli scritti dell’evangelista Giovanni il termine comandamento non indica mai i comandamenti sul modello dell’Antico Testamento ma si riferisce all’incarico del Padre al Figlio e al lascito di Gesù ai suoi discepoli.

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