Sulle
Il Settimanale, In punta di spillo, Rubriche
Pubblicato il Maggio 13, 2021

Sulle relazioni omosessuali il clero tedesco prende le distanze dal Vaticano

 

La notizia gira ma stento a crederci. Cerco di qua e di là su internet e trovo che sì, effettivamente è vera. Si dice che in Germania almeno 2500 tra preti e diaconi siano pronti a benedire le coppie gay. Questo come risposta polemica al Responsum, ossia al Decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede che, il 22 febbraio scorso, aveva esplicitamente fatto divieto di benedire le coppie omosessuali.

Ovviamente la Congregazione non negava il valore della benedizione in senso spirituale, cosa che il cristiano deve assolutamente essere sempre disponibile a fare. Benedite e non maledite, raccomanda Gesù. Quello che preoccupava Roma era piuttosto il venire avanti di una prassi in cui la benedizione alle coppie gay assumeva il valore di un sacramentale, quasi per equiparare tutte le convivenze civili al matrimonio e al sacramento che le fonda.

Sulla presa di posizione del Vaticano, a caldo avevano espresso serie critiche autorevoli vertici della Chiesa tedesca. Ma ora, dalle critiche si è passati ai fatti. «Vista la negazione della Congregazione per la Dottrina della Fede di benedire le coppie omosessuali, noi alziamo la voce e diciamo che accompagneremo anche in futuro le coppie che hanno un rapporto stabile e benediremo il loro rapporto ». Questa la dichiarazione dei preti dissidenti.

Sull’argomento si può discutere nel merito e sul metodo. Nel merito ritengo che il Vaticano, più che procedere con divieti, avrebbe fatto meglio a pensare seriamente ad una pastorale concreta di accompagnamento, da mettere in piedi in ogni parrocchia. Vedo troppa ipocrisia rapportando i pronunciamenti irenici e buonisti del magistero sulle persone omosessuali, con quello che effettivamente si pensa e si fa dentro le situazioni di fatto. A volte si ha l’impressione che ci sia quasi imbarazzo a vivere la fraternità con persone di altro orientamento sessuale. Machismo o coda di paglia?

Penso che su questo tema la Chiesa, e quando dico Chiesa intendo tutti, dai vescovi all’ultimo dei fedeli, debba aggiornare il proprio sentire anche alla luce delle scienze umane, oltre che del Vangelo. La Parola di Dio e lo Spirito Santo che la tiene viva nella storia, ci chiedono il coraggio di servirci di tutti gli strumenti che la scienza ci mette a disposizione per capire la novità dell’agire di Dio, il quale non è mai imbalsamato negli schemi dei principi. Si leggano a questo proposito due preziosi testi. Il primo è di Aristide Fumagalli, docente di Teologia morale alla Facoltà Teologica Settentrionale. Ha per titolo L’Amore possibile, persone omosessuali e morale cristiana e porta la prefazione del Cardinal Semeraro. Il secondo, del gesuita James Martin, è titolato Un ponte da costruire, una relazione nuova tra Chiesa e persone LGBT.

Senza il coraggio di guardare in faccia la realtà, il rischio è quello di scavare lontananze sempre più profonde, magari nascondendoci dietro i luoghi comuni, il moralismo senza misericordia, gli slogan cari ai politici e, Dio non voglia, le esternazioni rigide e scandalizzate, che qualche volta fanno pensare a rimozioni inconsapevoli di problemi non risolti. Se nel merito avremmo molto da dire e ancor più da fare, sul metodo devo dire che la scelta del clero tedesco sorprende e non poco. Usare uno strumento pastorale per far “guerra” al Vaticano, fa molto Fedez style, ossia il ricorso all’indignazione di piazza, per obiettivi che vanno spesso oltre ciò che denunciano. Con un pizzico di malafede, verrebbe da pensare che il ricco clero tedesco, mantenuto grazie alle tasse sulla religione tema di perdere altre fette di contribuenti, in fuga dalla Chiesa. Se così fosse, il pericolo di uno zelo di facciata, porterebbe a dire degli omosessuali: sedotti e bidonati.

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