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«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 30 Maggio 2021

«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

Commento

In questa domenica celebriamo la Solennità della Santissima Trinità e il vangelo è la finale di Matteo; in queste poche righe Gesù manda i suoi a battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, formula battesimale che compare solo qui in tutto il Nuovo Testamento. Probabilmente Matteo riprende una formula liturgica presente nella sua comunità di riferimento, formula che ritroviamo nella Didaché (VII, 1.3), un testo databile tra la fine del I sec. e l’inizio del II sec., proveniente delle prime comunità di Palestina e Siria.

Il battesimo con la formula di Matteo esprime elementi fondanti della nostra fede. Il Padre è il nuovo nome che Gesù ha rivelato di Dio, Gesù è il Figlio in piena comunione col Padre e lo Spirito Santo è il dono della forza salvifica di Dio comunicata agli uomini. Le comunità cristiane dei primi secoli rifletteranno tanto sulla Trinità fino ad arrivare alle formulazioni dei concili del IV sec. che sono la norma della nostra fede ancora oggi. La loro riflessione fu profondissima e guidata da una fede viva, unita a una grande capacità di pensiero e spesso anche di produzione poetica. La dottrina del Dio uno e trino sfida la razionalità umana che si muove attraverso distinzioni e contrapposizioni e la spinge a raggiungere i suoi limiti tentando un’intelligenza dell’Amore.

Montagna: nel vangelo di Matteo ci sono molte montagne che segnano momenti importanti per la storia di Gesù. Il monte delle beatitudini (Mt 5,1ss), quello dove Gesù si ritira a pregare da solo di notte (Mt 14,23), quello dove guarisce i malati (Mt 15,29) e quello della trasfigurazione (Mt 17,1ss).

Ascoltiamo San Gregorio Nazianzeno: “Non ho ancora cominciato a pensare all’Unità, che la Trinità mi immerge nel suo splendore. Non ho ancora cominciato a pensare alla Trinità, che già l’Unità mi riafferra. Quando a me si presenta uno dei Tre, penso che questo sia il tutto, tanto la mia vista è colmata, tanto il di più mi sfugge. Perché nella mia mente, troppo limitata per comprendere uno solo, non resta più posto. Quando unisco i Tre in uno stesso pensiero, vedo una sola grande fiamma, senza poter dividere o analizzare l’unica luce” (Gregorio Nazianzeno, Discorso 40, sul battesimo).

Il contesto del brano evangelico di oggi è di un’ultima apparizione nella quale Gesù dà ai suoi discepoli il mandato missionario. Questi, tuttavia, non sono soli in questo compito: Gesù promette la sua presenza e tutta la loro vita nasce ed è sostenuta da una comunione che è quella stessa che caratterizza l’esistenza di Dio. I cristiani vivono immersi nel mistero trinitario, cioè sentono Dio fondamentalmente come una relazione che chiede di espandersi e di far entrare tutta l’umanità. Il discepolato è la condizione del credente, che comporta una continua evoluzione interiore e non finisce per aver accolto un annuncio di salvezza. Anche quando è mandato a evangelizzare il discepolo rimane tale, non diventa maestro.

Il dubbio degli undici ci parla della nostra fede, forte e fragile nello stesso tempo, ma sempre preziosa. Poi Gesù si avvicina e solennemente dice le sue ultime parole ai suoi amici. Si presenta come definitivamente vittorioso sulla morte e pieno di autorità in tutto il cosmo. Poi manda a fare discepoli tutti i popoli, non solo Israele. Troviamo qui la consapevolezza matura dell’universalità del messaggio di Gesù. Il mandato è di fare discepoli tutte le nazioni, dunque di introdurre nello stile del discepolato, non banalmente di fare della propaganda. Nell’essere discepoli, cioè nell’intraprendere il percorso della sequela con tutte le proprie fragilità, c’è salvezza. Questa rimane la missione della Chiesa di ogni tempo.

Dubitare: il verbo distazo, che significa “dubitare”, è usato solo nel brano di oggi e in Mt 14,30-31 dove Pietro cerca di andare verso Gesù camminando sulle acque. Quando, preso dalla paura, comincia ad affondare, Gesù gli dice “uomo di poca fede, perché hai dubitato?”.

Dobbiamo riscoprire la gioia di fare discepoli, o se si vuole dell’evangelizzazione. Questa è la gioia di vedere la Grazia di Dio farsi strada nella vita delle persone e introdurle in un cammino di speranza. Immessi in questa realtà, vivranno il comandamento dell’amore di cui Gesù ha dato l’esempio. I discepoli e la Chiesa sono mandati a traghettare il mondo nell’amore della Trinità, dunque a portare il più grande cambiamento pensabile. Le ultime parole di Gesù rassicurano sulla sua presenza a fianco dei discepoli. Il vangelo di Matteo era cominciato con l’annuncio dell’angelo a Giuseppe che il figlio di Maria si sarebbe chiamato “Emmanuele, che significa Dio con noi” (Mt 1,23) e termina con le rassicuranti parole di Gesù che rendono pienamente vero quel nome “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

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