Le ideologie non sono innocenti
Il Settimanale, In te ipsum redi, Rubriche

Pubblicato il

14 Luglio 2021

Le ideologie non sono innocenti

 

L’ideologia è una visione del mondo, una concezione della società, un modo di vedere le cose, con cui si nasconde, in modo cosciente o no, un interesse che si vuole difendere o promuovere. Si è soliti dire che con la caduta del comunismo sono finite le ideologie. Questo è falso. Le ideologie cambiano di colore; ma finché esistono interessi di pochi in contrasto con il bene comune, le ideologie prosperano e tendono a formare quel pensiero unico che impedisce alle vittime del sistema sociale di ribellarsi, facendole aspirare anch’esse al potere che le opprime.

Nel secolo ventesimo, le grandi ideologie hanno sostenuto e mantenuto in vita per decenni i grandi sistemi dittatoriali: il fascismo in Italia, il nazismo in Germania, il comunismo in Russia e nei paesi satelliti. Nel dopoguerra, in America latina l’ideologia della “sicurezza nazionale” ha giustificato sanguinose dittature e gli interventi nascosti degli Stati Uniti. Oggi, c’è interesse a dire che le ideologie sono finite, perché si vuole nasconderne una molto sottile, l’ideologia liberale. Si dice di difendere la libertà, ma in realtà si nascondono i propri interessi. Al tempo della rivoluzione francese, la libertà prometteva di convivere con le due sorelle maggiori, figlie del cristianesimo: l’uguaglianza e la fraternità; ma ben presto ha preferito affermarsi indipendentemente dalle altre due. E così, il diritto alla libertà è diventato un diritto di pochi (i più forti e i più scaltri), a detrimento di molti (spesso di interi paesi sottosviluppati), costretti a subire nuove forme di schiavitù. Oggi, l’ideologia liberale, sorretta da un pensiero unico indiscusso, protegge il sistema economico liberista, di cui l’epidemia del covid ha messo in evidenza contraddizioni e fragilità.

Coprono i mali e fanno promesse per il futuro

Il Papa, nell’enciclica Fratelli Tutti, non espone il concetto di ideologia, ma lo sottintende chiaramente nell’analisi che fa della realtà socio-economica attuale; soprattutto nei

primi due capitoli. Nella maggior parte dei casi sottintende quella che Mannheim chiama ideologia piccola; quella che noi potremmo chiamare discorso ideologico, ossia un discorso in cui si affermano alcune verità, per nascondere interessi di vario tipo. In molti passaggi dell’enciclica, però, è sottintesa anche l’ideologia totale, che si esprime nel pensiero unico dominante, frutto del sistema capitalista attuale. La sottintende, soprattutto, quando dice che al centro dell’economia deve esserci la persona e non il profitto. Scrive il Papa: “I conflitti locali e il disinteresse per il bene comune vengono strumentalizzati dall’economia globale per imporre un modello culturale unico. Tale cultura unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni, perché «la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli»(n. 12).

L’ideologia ha soprattutto l’obiettivo di nascondere ciò che non è tollerabile e le sue vere cause. In questo senso il Papa scrive: “Osservando con attenzione le nostre società contemporanee, si riscontrano numerose contraddizioni che inducono a chiederci se davvero l’eguale dignità di tutti gli esseri umani, solennemente proclamata 70 anni or sono, sia riconosciuta, rispettata, protetta e promossa in ogni circostanza. Persistono oggi nel mondo numerose forme di ingiustizia, nutrite da visioni antropologiche riduttive e da un modello economico fondato sul profitto, che non esita a sfruttare, a scartare e perfino ad uccidere l’uomo. Mentre una parte dell’umanità vive nell’opulenza, un’altra parte vede la propria dignità disconosciuta, disprezzata o calpestata e i suoi diritti fondamentali ignorati o violati”. L’ideologia, tra l’altro, cerca sempre di coprire i mali del presente con grandi promesse per il futuro. Ed esige una fede, che lo stesso pensiero moderno si rifiuta di accettare, anche quando si tratta di evidenze.

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