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Giornata sacerdotale per condividere “buone prassi”

Si è svolto mercoledì 4 agosto presso la parrocchia di Novi, l’incontro dei sacerdoti e diaconi della Diocesi di Carpi nella festa del Santo Curato d’Ars. Le riflessioni del Vescovo e del Vicario generale, il confronto e la fraternità

Giornata sacerdotale per condividere “buone prassi”

 

“Oggi, memoria di San Giovanni Maria Vianney, vi invito a pregare in modo particolare per i vostri parroci e per tutti i sacerdoti. Possano, ispirati dall’esempio del Santo Curato d’Ars, offrire le loro vite alla missione di predicare il Vangelo della salvezza”. È questa l’esortazione rivolta da Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì 4 agosto. E proprio nell’affidamento all’intercessione del Santo, si è rinnovata la tradizionale Giornata di fraternità per i sacerdoti e diaconi della Diocesi di Carpi, che si sono ritrovati numerosi questa mattina, insieme al Vescovo Erio Castellucci e al Vicario generale, monsignor Gildo Manicardi, presso la parrocchia di San Michele Arcangelo a Novi. Alla preghiera e ai momenti di riflessione e di confronto – all’inizio si è svolto, separatamente, l’incontro del collegio dei consultori – è seguito il pranzo, sapientemente preparato e servito dallo staff della cucina parrocchiale.

 

Giornata sacerdotale per condividere “buone prassi”

 

Il Vicario: chiamati, come San Paolo, a generare nella fede

Dopo la recita dell’Ora Terza, nella chiesa nuova, monsignor Manicardi ha proposto una riflessione sul tema della “generatività”, strettamente connesso al ministero presbiterale, meditando sui brani di quattro lettere di San Paolo a quattro diverse comunità (1Tessalonicesi, 1Corinzi, Galati e Filippesi) che presero vita dalla sua predicazione. Un atteggiamento generativo, quello dell’Apostolo – ma lo si trova anche nell’esperienza del Curato d’Ars – portato avanti “con coraggio”, con sentimenti di “padre che esorta” e di “madre amorevole”, e disposto, se necessario, a “partorire di nuovo nel dolore” i propri figli “finché Cristo non sia formato” in loro. Tutto questo avviene non mediante le proprie forze, l’abilità comunicativa o la competenza sociologica, ha sottolineato monsignor Manicardi, ma “per il Vangelo”. Scrive, infatti, San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, “potreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri: sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo. Vi prego, dunque: diventate miei imitatori! Per questo vi ho mandato Timòteo, che è mio figlio carissimo e fedele nel Signore: egli vi richiamerà alla memoria il mio modo di vivere in Cristo, come insegno dappertutto in ogni Chiesa” (1Cor 4,15-17). “Possiamo pregare oggi con questa particolare intenzione – ha concluso monsignor Manicardi rivolgendosi ai confratelli -: Signore Gesù, facci essere imitatori di Paolo e di Giovanni Maria Vianney nel loro ministero, nella loro generatività, come loro sono stati tuoi imitatori!”.

 

Il Vescovo: catechesi, dalla trasmissione di contenuti all’avviare esperienze

A seguire, nella Sala Emmaus, si è svolta una conversazione guidata dal Vescovo Erio in vista dell’inizio del prossimo anno pastorale: “Ripartire rigenerati con il Vangelo in mano, nuove sfide per le proposte di catechesi”. Dopo aver brevemente ripercorso gli aspetti più o meno positivi emersi nelle nostre comunità in tempo di pandemia, monsignor Castellucci si è soffermato sul concetto stesso di catechesi. “Da alcuni decenni, cioè almeno dal documento base del 1970, è maturata la consapevolezza che la catechesi è da intendersi non più solo in termini di trasmissione di idee ma di iniziazione cristiana, fatta di quattro dimensioni fondamentali, già sintetizzati in Atti degli Apostoli 2,42. Vale a dire ascolto e testimonianza della parola, frazione del pane, perché la forza di amare non viene da noi ma dal sacrificio di Gesù, preghiera, e vita fraterna, comunione che se è autentica diventa anche missione. Dice infatti Gesù che i suoi discepoli saranno riconosciuti come tali se avranno amore gli uni per gli altri”.

La proposta cristiana, ha sottolineato il Vescovo, tocca non solo il primo di questi pilastri – talvolta nel discorso comune si intende così il “catechismo” – ma tutti e quattro insieme, come si legge per le prime comunità negli Atti degli Apostoli. “Il percorso della catechesi deve essere iniziazione – ha ribadito monsignor Castellucci -, ovvero avviamento dei bambini e dei ragazzi alle quattro dimensioni della vita della Chiesa. Si tratta di considerazioni non nuove, perché di fatto le ritroviamo già nel Catechismo moderno nato dal Concilio di Trento, cinque secoli fa. Oggi però emerge in maniera più che mai evidente come sia necessario passare dalla trasmissione di contenuti all’avviare esperienze dentro la comunità: di incontro, di preghiera, di attività, di gioco, di servizio, di testimonianza… Queste sono le frontiere che ci attendono: certo abbiamo tanti sussidi, aiuti, idee, ma – ha concluso il Vescovo, lasciando spazio agli interventi dei sacerdoti – credo che anche raccontandoci le buone prassi che ci sono fra di noi possiamo aiutarci a trovare le strade giuste”.

Virginia Panzani

 

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