Un’opera
Carpi, Cultura e Spettacoli
Pubblicato il Agosto 22, 2021

Un’opera dell’artista carpigiano Oto Covotta ispirata alla Laudato Si’

“Questa scultura è la sintesi del mio vivere rispecchiandomi nell’Enciclica del Papa”

 

di Magda Gilioli

“È un testo sconvolgente perché dentro ti mette tanta tristezza nel vedere un mondo che va a rotoli, cioè un mondo con una umanità che ha rovinato la terra e il cielo”. Con queste parole, il poliedrico artista carpigiano di origine irpina, Oto Covotta in arte “Tamidi’s”, descrive i sentimenti provati nel leggere l’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco. E proprio da questo importante testo ha trovato l’ispirazione per creare, con il suo stile personalissimo, una scultura che vuole rappresentare proprio la Laudato Si’.

“Leggendo l’Enciclica – sostiene Covotta- mi cresce questo dolore dentro questa sofferenza. Mi viene da pensare ad Adamo ed Eva costretti a lasciare il Paradiso, poi mi viene in mente la mia terra natia quando facevo il pastore che bevevo l’acqua del ruscello mentre, ora, non la bevono più o lo sdraiarsi a terra per sentire con l’orecchio il crescere dell’erba. Oggi, questa terra inquinata, questo mare con il quale potremmo vivere con solo quello che ci dà mentre è diventato una discarica come anche un amico pescatore mi ha detto – Oto sapessi quanta porcheria raccogliamo dal mare, abbiamo ritrovato delle strane bombolette e fatto analizzare il contenuto che è risultato essere un veleno potentissimo-. Un’altra cosa che mi turba è costringere la gente lavorare alla domenica nei supermercati, questo è un peccato gravissimo e così mi viene anche da detestare le persone e questo mi dispiace”.

Poi ti accompagna nel giardino di casa per mostrare l’opera che ha realizzato su cui è applicata questa targa “Laudato si’… Papa Francesco – Autore Tamidi’s – Anno 2021”.

Tutto parte da una base a forma di prisma quadrangolare retto su cui sono dipinte delle figure stilizzate, sono delle famiglie, c’è anche la sua famiglia con sua moglie ed i suoi tre figli, perché la famiglia è per lui la finestra che Dio ha aperto su di noi ed in quest’opera tutto è un dialogo con Dio.

“Tutte queste persone sognano il Paradiso – dice Covotta – e magari non fanno niente per crearlo ma, intanto come dice il Papa, il Paradiso sono i buoni rapporti, è amare le persone, coltivare le amicizie e quando le persone si amano già vivono in Paradiso. Una volta a queste figure non facevo gli occhietti e la bocca, poi ho capito che la mia interpretazione doveva essere meno ermetica perché tutti capiscano che sono persone”.

E queste persone sembrano sedute in un giardino che non è quello reale perché la realtà è che sono sedute su una terra che ormai è una polveriera piena di armamenti atomici e non solo ma, il giardino rappresentato, è quello che gli uomini possono avere dentro. Poi ci sono i loro sguardi, un poco orientaleggianti, che sono rivolti al cielo e sopra a questa terra e a questo cielo c’è una barra rossa, rossa come il sangue versato di Gesù, che sorregge una croce da cui pendono quattro cappi che, come si sa, servono per togliere la vita. Ormai l’uomo si sta avvicinando a questa auto-impiccagione ogni giorno di più, però, in ognuno di questi nodi scorsoi si è formato un fiore che rappresenta Gesù, la persona che ha vinto la morte dimostrando che tutto si può trasformare. Quando Gesù ci prende da questa terra si diventa come lui e così compare un altro fiore in cima al cappio come ulteriore segno che la trasformazione è possibile, basta volerla seguendo quello che il Papa dice nella Laudato Si’.

“Questa scultura– spiega Tamidi’S- è la sintesi del mio vivere, naturalmente rispecchiandomi nell’Enciclica del Papa. Ogni tanto, ne leggo un brano per vedere se io mi trovo dentro o se mi allontano da quello che il Papa dice perché, la Laudato Si’, oltre a dirci cosa dobbiamo fare, ha tutte le risposte alle nostre domande”.

 

 

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