Pubblicato il

Situazione covid a Modena, la parola ai professionisti

56 i pazienti ricoverati il 27 agosto 2021 in Azienda Ospedaliero-Universitaria, tutti al Policlinico, di cui 10 in terapia intensiva. L’80% degli assistiti non è vaccinato. Intervista a Davide Bocchi, responsabile della Sezione Covid Medicina interna del Policlinico

Situazione covid a Modena, la parola ai professionisti

Dottor Davide Bocchi

 

Sono 56 i pazienti con tampone positivo ricoverati oggi, venerdì 27 agosto, in Azienda Ospedaliero-Universitaria, tutti al Policlinico, 10 dei quali in terapia intensiva. 45 pazienti sono ricoverati per le conseguenze del covid-19, mentre i restanti 11 per altre patologie, con riscontro occasionale di tampone positivo. L’80% degli assistiti per covid-19 presso l’AOU di Modena non è vaccinato. In Terapia Intensiva non sono vaccinati 8 ricoveri su 10.

L’età media dei pazienti ricoverati attualmente per le conseguenze del covid-19 è 61 anni. In terapia intensiva, l’età media dei ricoverati non vaccinati è 61 anni. I due pazienti vaccinati hanno rispettivamente 71 e 69 anni. Il primo ha una condizione preesistente di fragilità, il secondo è stato ricoverato pochi giorni dopo aver completato il ciclo vaccinale e quindi non aveva ancora raggiunto la piena risposta immunitaria.

Questi dati confermano l’efficacia del vaccino anche nei confronti della variante Delta, pur nella diversa risposta immunitaria tra persone con condizioni cliniche diverse.

 

Intervista al dottor Davide Bocchi, responsabile della Sezione Covid della Medicina interna del Policlinico, diretta dal professor Antonello Pietrangelo: “i vaccini sono lo strumento più efficace per ridurre la circolazione di SARS-CoV-2, prevenire i contagi, i ricoveri, la malattia grave e la morte. Esorto tutti a vaccinarsi”

Dottor Bocchi, quali sono i pazienti che trattate nella Medicina interna Covid?

La tipologia di pazienti ricoverati nel nostro reparto è molto eterogenea: la maggior parte sono pazienti con covid-19 conclamata; quindi, con polmonite che determina insufficienza respiratoria di grado lieve-moderato che richiede ossigeno a flussi medio-bassi e non richiede ventilazione meccanica o intubazione, procedure che vengono effettuate nel setting della terapia intensiva e subintensiva.

Abbiamo anche pazienti con problemi medici internistici con infezione “incidentale” da SARS-CoV-2, ma che fortunatamente non presentano la malattia covid-19 e non sviluppano insufficienza respiratoria: si tratta di pazienti complessi e cronici che per la presenza di acuzie mediche diverse dal covid-19, spesso concomitanti, (problemi cardiologici, gastroenterologici, pneumologici, infettivologici) hanno bisogno del ricovero ospedaliero, ma in quanto positivi vanno ricoverati, isolati, e gestiti da specialisti internisti.

Della casistica dei nostri pazienti fanno parte anche i soggetti anziani non autosufficienti che richiedono assistenza continuativa al domicilio e che sfortunatamente si infettano per covid, per cui risulta difficoltoso garantire tale assistenza nell’ambiente domiciliare, vista la positività per SARS-CoV-2.

 

Che sintomatologia hanno e a quale livello di gravità si presentano i pazienti ospedalizzati. Si tratta di soggetti già “tracciati” e che provengono e sono stati trattati al domicilio o di soggetti “sconosciuti” che di fronte a sintomi preoccupanti vengono ospedalizzati?

I pazienti ricoverati generalmente accedono al Pronto Soccorso per la comparsa di difficoltà respiratorie; di solito presentano un corteo sintomatologico (ad esempio con febbre, tosse, dolori ossei e muscolari, profonda stanchezza, nausea, vomito, diarrea) che precede di alcuni giorni la comparsa dell’affaticamento respiratorio. Alcuni vengono inviati in Pronto Soccorso dalle unità USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale): sono i casi dei pazienti già positivi noti al domicilio, i quali vengono tenuti sotto controllo e inviati in ospedale in caso di comparsa di insufficienza respiratoria, la quale richiede sempre il ricovero.

 

Quanti dei vostri pazienti non è vaccinata? Come stanno quelli vaccinati?

Nel nostro reparto, la maggior parte dei pazienti ricoverati non è vaccinata (76%). I pochi pazienti vaccinati (attualmente il 24%), quando sviluppano la malattia da covid-19 conclamata, hanno quadri molto lievi che si risolvono rapidamente in alcuni giorni; abbiamo anche pazienti vaccinati, ricoverati per altri motivi medici rispetto al covid-19, che presentano una transitoria positività al tampone molecolare ma non sviluppano la malattia conclamata, e come dicevo vengono seguiti per i problemi internistici nel nostro reparto, in quanto positivi.

 

Come giudica l’apporto dei vaccini in questa fase della pandemia?

I dati nazionali e internazionali ce lo dimostrano e personalmente, avendo vissuto tutte le fasi della pandemia nel mio reparto, che si è occupato dei pazienti covid fin dalla prima ondata, c’è una forte evidenza che i vaccini proteggano dal contagio, dai ricoveri, dalle forme gravi e dalla morte per covid-19. Non posso fare a meno di notare che i pochi casi di pazienti anziani o fragili che vengono ricoverati nel nostro reparto nonostante siano stati vaccinati, ora presentano quadri covid-19 generalmente lievi, mentre la stessa tipologia di pazienti che venivano ricoverati nelle ondate precedenti quando non c’era ancora il vaccino avevano un andamento clinico drammatico, spesso infausto.

Quindi mi sento di fare un appello a diffidare da notizie false e informazioni provenienti da fonti non sicure riguardo alla pandemia da SARS-CoV-2 e in particolare ai vaccini. È fondamentale attenersi alle raccomandazioni delle autorità sanitarie e della comunità scientifica internazionale, che si fondano su evidenze scientifiche solide. La scienza e le evidenze epidemiologiche indicano chiaramente che i vaccini al momento sono lo strumento più efficace per ridurre la circolazione di SARS-CoV-2, prevenire i contagi, i ricoveri, la malattia grave e la morte. Quindi esorto tutti a vaccinarsi.

 

Condividi sui Social