Coldiretti, Pil spinto da record agroalimentare
Attualità

Pubblicato il

1 Settembre 2021

Coldiretti, Pil spinto da record agroalimentare

Dati Istat presentati a Cibus Parma: aumento del 23% delle esportazioni Made in Italy a giugno. Prandini, presidente della Coldiretti: “Con l’emergenza Covid il cibo è diventato la prima ricchezza dell’Italia per un valore pari al 25% del Pil”

 

È un vero e proprio risultato storico quello fatto segnare dalle esportazioni agroalimentari Made in Italy che registrano un aumento record del 23,1% a giugno con una proiezione in valore su base annuale stimata in 50 miliardi nel 2021. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti in riferimento al conti economici del secondo trimestre dell’Istat divulgata al Cibus di Parma dove l’organizzazione è presente.

“L’Italia può ripartire dai suoi punti di forza con l’agroalimentare che ha dimostrato resilienza di fronte alla crisi con un ruolo di traino per l’occupazione e l’intera economia” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, che spiega come, con l’emergenza Covid il cibo sia diventato “la prima ricchezza dell’Italia per un valore pari al 25% del Pil con 538 miliardi di euro lungo l’intera filiera agroalimentare allargata dal campo alla tavola e ben 4 milioni di lavoratori impegnati in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio”.

L’Italia – sottolinea la Coldiretti – è il primo produttore europeo di riso, grano duro e vino e di molte verdure e ortaggi tipici della dieta mediterranea e anche per quanto riguarda la frutta primeggia in molte produzioni importanti.

Con l’avanzare della campagna di vaccinazione, cresce la domanda di Made in Italy a tavola in Italia e nel mondo con il fatturato alimentare che a giugno segna un balzo dell’11,1 %.

Tra i principali clienti del Made in Italy ci sono gli Stati Uniti (+18,4%), la Germania (+6,8%), che si classifica al primo posto tra gli importatori di Italian Food, la Francia (+6,7%) e la Gran Bretagna (+4,6%). Grandi balzi in avanti anche nei mercati russo (+16,5%) e cinese (+57,7%).

 

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