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Oltre ai vaccini anche le terapie

Oltre ai vaccini anche le terapie

 

Molte e insistenti sono le campagne vaccinali rivolte a convincere il cittadino che ancora temporeggia a farsi il vaccinare. La fatidica iniezione sierica è presentata come strumento elettivo per contrastare il virus COVID-19.

La cosa mi trova sostanzialmente d’accordo ma viene da chiedersi se parimenti si persegue con altrettanta energia e volontà la strada della ricerca di una terapia specifica contro questo microbo così fortemente patogeno. Leggendo le parole del direttore dell’Istituto Spallanzani di Roma, si nota un ottimismo che rincuora. Il professor Vaia non vuole certamente dimenticare il ricorso agli antiretrovirali e alle terapie antinfiammatorie ma tiene a sottolineare come le terapie con anticorpi monoclonali stanno ottenendo grandi successi nei malati di Covid.

Attualmente esistono due famiglie di anticorpi monoclonali: la prima famiglia è somministrata all’Istituto stesso per via endovenosa in ambulatorio, senza ricovero, con risultati davvero eccellenti. Il 90% delle persone trattate in questo modo sono guarite e non hanno avuto gravi conseguenze. C’è da sottolineare, però, che queste terapie sono mirate e destinate a pazienti molto selezionati. La seconda famiglia è in via di sperimentazione e riguarda gli anticorpi monoclonali da somministrare per via intramuscolo, sottocutaneo o addirittura da assumere per bocca. Questa formulazione del farmaco darebbe la possibilità di curarsi nella propria abitazione con un miglioramento generale.

Il direttore ricorda che per utilizzare al meglio queste terapie occorre pensare addirittura ad una nuova figura di operatore sanitario che può essere assolta da un medico o un infermiere che si occupi esclusivamente della domiciliarità con l’attenzione nel creare un rapporto sempre più stretto tra il malato e il territorio e l’ospedale, riducendo sensibilmente, in questo modo, il numero delle ospedalizzazioni.

Sicuramente la modalità utilizzata all’inizio della pandemia di ospedalizzare tutti ha contribuito, per una certa parte, ad acuire e a mantenere uno stato di malattia o di progressione piuttosto che di miglioramento e guarigione. È auspicabile, quindi, che a fianco degli sforzi per ottenere vaccini e agli sforzi per pubblicizzare la strategia vaccinale come rimedio della malattia, sia parimenti attenzionata ed energizzata tutta la parte di ricerca che scommette sulle nuove terapie, partendo proprio da quelle con anticorpi monoclonali.

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