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Giona e le associazioni cattoliche

Giona e le associazioni cattoliche

 

Stiamo vivendo un periodo estremamente difficile per l’associazionismo, tanti gruppi che si sono costituiti nell’ambito ecclesiale, cristiano, con il desiderio di essere lievito in diversi modi e luoghi, si trovano in affanno, sia per una scarsa affluenza di gente nuova, soprattutto giovani, sia per mancanza di idee, slancio, passione, novità.

In ambito della salute, bioetica, medicina, quanti gruppi di persone hanno speso una vita, energie, a volte anche compromettendo il loro lavoro, per essere sale della terra e luce del mondo. In quanti hanno vissuto la passione interiore di testimoniare Gesù in ambiti dove piano piano si è visto scivolare sempre più in basso la luce dell’etica e della morale per affondare in un mare di relativismo. Quando penso a questo, mi viene in mente il libro di Giona il quale profeta viene mandato da Dio a Ninive, una potenza nemica di Israele e lì deve annunciare, deve profetizzare, deve portare luce a quegli uomini e a quelle donne. Giona ha paura e scappa ma di fronte alla sua fuga, alla mancanza di responsabilità, Dio lo fa ritornare sui suoi passi ed egli ritorna obbedendogli.

Questa obbedienza a Dio, questa testimonianza forte all’interno di una comunità che sta facendo scelte sbagliate, sortisce in un risultato umanamente insperato: una risposta di conversione. Possiamo vedere nelle nostre associazioni cristiane indebolite una certa diffidenza, una voglia di far finta di niente, di paura di impegnarsi in un mondo che veramente va contro corrente. In un mondo scristianizzato, privo di valori, si rischia tanto: testimoniare Gesù Cristo è impegnativo allora nessuno si impegna, molti scappano e chi rimane non ha più la forza e l’energia per farlo.

Mi sembrano proprio tanti Giona che scappano al primo invito di Gesù senza sapere che nella misura in cui si obbedisce, avvengono dei miracoli; probabilmente, abbiamo bisogno di prenderci un po’ di tempo perché ogni singolo si possa convertire, possa ritornare ad avere un rapporto con il Signore intimo, intenso, per ritornare a testimoniare, all’interno di una compagine cristiana, la verità.

Testimoniare la verità, nell’ambiente di lavoro, tra gli amici, anche in parrocchia, compromette molto, si rischia anche tanto, quanti medici hanno perso il posto di lavoro perché hanno lottato contro l’aborto pubblicamente, eppure tutto questo accende la fiamma del miracolo, delle vie inaspettate che Dio tesse in un mondo pieno di buio e di immoralità. Dobbiamo essere lievito e luce per tanti. Ricerchiamo allora una comunione più vera e intima con Dio per poi riunirci e vivere il nostro essere cristiano per testimoniare la verità e la bellezza di esserlo.

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