Integrazione: da ospiti a cittadini
Editoriali, Il Settimanale, Rubriche

Pubblicato il

3 Novembre 2021
Editoriale

Integrazione: da ospiti a cittadini

Dalle nuove generazioni di stranieri la sfida della piena integrazione.

di Roberta della Sala

 

 

Il Festival della Migrazione è sempre un’occasione utile per continuare a riflettere su un tema fondamentale per il nostro tempo, ovvero le migrazioni e l’incontro con l’altro. Una riflessione che stimola a ripensare la nostra “comprensione” sui migranti: dunque, non “nemici”, ma neppure “vittime” né “risorse” per il nostro Paese. Sono, infatti, persone, con le loro caratteristiche, le loro diversità, i loro diritti. Tendiamo solitamente a vedere degli elementi di convenienza, anche nei migliori sistemi o modalità di accoglienza.

Le decisioni dei Paesi democratici non dovrebbero essere prese sulla base di calcoli economici o demografici, ma sulla base dei principi della dignità umana e dei diritti. L’accoglienza prima e l’integrazione poi hanno bisogno di essere guidate e sostenute con adeguate risorse, investimenti, senso di giustizia e una certa creatività progettuale.

Come il Dossier Statistico Caritas Migrantes 2021, presentato pochi giorni fa, anche il Rapporto Caritas Carpi 2020 conferma a livello locale l’aumento dei nati e/o cresciuti qui da genitori stranieri, ragazzi e giovani che frequentano le scuole non solo primarie – in calo rispetto agli anni precedenti – ma soprattutto la secondaria di primo e secondo grado. Si tratta dei cosiddetti “nuovi giovani italiani”: non sono stranieri, ma nemmeno la seconda generazione successiva alla prima dei loro genitori, sono la nuova generazione di italiani, il punto di incontro tra mondi diversi, spesso lontani che, inevitabilmente, si stanno avvicinando.

I nuovi italiani iniziano ad emergere e a conquistare uno spazio non solo nella realizzazione personale (all’università o nel mondo del lavoro), ma anche in ambito pubblico e associativo. Basti pensare che in Emilia Romagna e nella provincia di Modena in particolare, è in crescita il numero di micro e piccole imprese con almeno un titolare di origine straniera, soprattutto nei settori dell’artigianato, edilizia, commercio, servizi ristorativi. La popolazione scolastica e universitaria si arricchisce: la fusione di bagagli linguistici, culturali e simbolici dei giovani, soprattutto in adolescenza, sta preparando la strada alla formazione di una classe dirigente multiculturale. Nella mia esperienza a contatto con i giovani – in senso lato, italiani di nascita o di acquisizione – assisto al desiderio di conquista di uno spazio in cui esprimere le proprie diversità senza il timore del giudizio o peggio dell’indifferenza.

Le maggiori preoccupazioni si legano alla condizione giuridica – che a volte limita certi percorsi professionali e lavorativi -, o ai processi di stereotipizzazione che incidono spesso su alcuni percorsi di studio o sulla scelta della professione da svolgere. Anche sul nostro territorio iniziamo ad assistere a scenari nuovi, quelli in cui questi giovani si sentono protagonisti, prendono la parola e partecipano attivamente alla vita pubblica dimostrando di avere tutte le capacità per divenire interlocutori con cui costruire coesione sociale.

“I nostri padri hanno dovuto dimostrare di volersi integrare, noi vogliamo dimostrare di essere cittadini coi nostri diritti e doveri”, una delle frasi che più riassume il sentimento di un ragazzo nato e cresciuto in Italia da genitori di origine straniera. Ecco allora che “Cittadini tutti” è il titolo del Festival della Migrazione di quest’anno. C’è un chiaro ed evidente rimando alla “Fratelli tutti” di Papa Francesco. L’incontro con l’altro non è un’operazione idilliaca, è fatto anche di scontri, soprattutto quando si è diversi. Ma è proprio negli incontri e negli scontri che siamo in grado di riconoscerci, arricchendoci e illuminandoci a vicenda, come accade tra le facce del poliedro.

In questi giorni, almeno quattro giovani nuovi italiani stanno leggendo la “Fratelli tutti” per prepararsi ad uno degli appuntamenti nell’ambito del Festival, in particolare all’evento di venerdì 5 novembre alle ore 18.30 presso la Sala Loria di Carpi, con la partecipazione del Vescovo Erio Castellucci. È emozionante e dà speranza assistere e ascoltare giovani che si fanno domande sui temi della fratellanza, del dialogo tra religioni, della costruzione di una identità, a partire dalle parole di Papa Francesco.

Costruire una società accogliente, multiculturale e basata sulla fratellanza è una missione difficile e complessa sotto molti aspetti, ma possibile. I giovani sono in grado di dimostrarlo, però bisogna ascoltarli, accompagnarli e fidarsi. Gli adulti hanno di fronte una sfida importante in questo tempo: mettere al centro i giovani, che sono il nostro presente, non solo il futuro della nostra società.

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