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Il Settimanale, In cammino con la Parola, Spiritualità
Pubblicato il Novembre 4, 2021

«Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 7 Novembre 2021

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,38-44)

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

 

Commento

Nel vangelo di questa domenica Gesù mette a confronto esempi di finta religione e di vera religione. Siamo nel tempio a Gerusalemme poco prima dei giorni della passione e Gesù ha modo di osservare i comportamenti delle persone che compiono le loro devozioni. La critica severa di Gesù si rivolge verso gli scribi, che erano esperti della religione, quasi dei professionisti.

Il loro comportamento è descritto come pieno di esteriorità, dai vestiti particolari, che indossano per farsi vedere. Ma esteriore è anche la loro preghiera, che fanno in pubblico per essere notati e ammirati. A questo si aggiunge il desiderio di essere riconosciuti come persone importanti pensando di meritare i primi posti nelle sinagoghe e nei banchetti. Questo è un esempio di religiosità inquinata da una presenza eccessiva del proprio io. In questa esperienza religiosa non c’è verità perché non aiuta a uscire da se, anzi ha come motore un desiderio mai sazio di essere al centro dell’attenzione.

Non sorprende che trovi poco spazio l’amore: Gesù dice che gli scribi divorano le case delle vedove, segno clamoroso di scarsa sensibilità verso gli altri e in particolare i più poveri. Per questo Gesù li condanna severamente. Subito dopo Gesù indica ai discepoli un esempio positivo. Gli occhi di Gesù come al solito vedono ciò che agli altri sfugge. Una povera vedova fa una offerta di due monetine. L’offerta della vedova è lodata perché lei ha dato tutto quello che aveva. Il suo gesto di devozione è nascosto, intimo ma soprattutto coinvolge tutta la sua vita con grande generosità, senza risparmiare niente. Questo piace a Gesù: la vedova ha dato tutto quello che aveva, «tutto ciò che aveva per vivere», dunque ha messo a rischio la sua vita.

Non c’è qui una religiosità che attira l’attenzione, innovativa, colta. Piuttosto una fede personale, piccola, qualcosa che potremmo chiamare una religiosità popolare. Eppure c’è tutto quello che ci deve essere. Per Gesù la fede funziona se coinvolge tutta la vita, se entra nella carne e nel sangue. La radicalità non è necessariamente lasciare tutto e fare gesti clamorosi ma lasciarsi permeare, bruciare dalla presenza dello Spirito.

La nostra fede non ha a che fare con gesti formali ma con ciò che ci urge dentro. A noi tocca sempre di riportare la fede nel centro vivo della nostra esistenza, facendola reagire con le cose più vere e vitali. Altrimenti rimane ai margini e allora non è niente, anche se occupa parti rilevanti di tempo nella nostra vita. Non è questione di tempo o di frequenza ma di autenticità e interiorità. E anche di coraggio: nella vedova che offre due monete non c’è niente di romantico, invece c’è il coraggio di chi sa andare incontro alla perdita di sé. In questo brano sono messi a confronto il comportamento di chi sa fare il vuoto per essere riempito dal Signore e chi invece si preoccupa continuamente della propria posizione per essere sempre più pieno di sé.

Vale la pena notare il gesto di Gesù che, dopo aver ammonito a non seguire l’esempio degli scribi, cerca nella folla del tempio un modello positivo da dare ai suoi discepoli. Si siede davanti al tesoro e in modo un po’ impertinente osserva le persone che vanno a gettare le offerte, guardando attentamente per individuare qualcuno che abbia un cuore come dice lui. La vedova diventa così un testimone involontario e silenzioso.

Scrive Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium: “Per questo desidero una Chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci. Oltre a partecipare del sensus fidei, con le proprie sofferenze conoscono il Cristo sofferente. E’ necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro. La nuova evangelizzazione è un invito a riconoscere la forza salvifica delle loro esistenze e a porle al centro del cammino della Chiesa”. Dalla vedova del vangelo impariamo a gettare in Dio la nostra stessa vita. Nei detti dei padri del deserto si racconta che abba Poemen disse: “Gettarsi davanti a Dio, senza basarsi su di sé e lasciassi alle spalle la propria volontà, è lo strumento dell’anima”.

 

Tesoro del tempio: nel tempio di Gerusalemme c’era un luogo, non accessibile al pubblico, dove era conservato il tesoro. Il brano si riferisce a un cortile interno, in cui erano collocate le cassette per la raccolta delle offerte.

Vedova: rappresenta un tipico caso d’indigenza: è senza difesa, spesso povera e senza speranza di fecondità. Come l’orfano e lo straniero, la vedova è oggetto di un particolare amore di Dio che si manifesta anche in una protezione da parte della legge (Es 22,20-23).

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