Il
Etica della vita, Il Settimanale, Rubriche
Pubblicato il Novembre 4, 2021

Il suicidio medicalmente assistito è legale in Italia

 

Continuando la riflessione del mese scorso, torniamo alla radice storica italiana della questione sul suicidio medicalmente assistito. La vicenda che ha visto protagonista Fabiano Antoniani conosciuto come dj Fabo ha incoraggiato la Corte di assise di Milano a sollecitare la Corte costituzionale per deliberare la legittimità costituzionale di ciò che l’articolo 580 c.p. incrimina, ovvero, il suicidio assistito.

La Corte si è occupata del generale tema della legittimità e non sanzionabilità del suicidio precisando che la previsione di illiceità penale della condotta di quanti cooperano col suicida per determinare la morte del paziente non appare irragionevole. Alla luce della legge 219/17, la quale permette al paziente affetto da patologia irreversibile, aggravato da sofferenze fisiche e psichiche intollerabili, di non intraprendere le cure o di interrompere quelle iniziate, si è obbligati a rispettare le decisioni del paziente. Il divieto assoluto di aiuto al suicidio assistito, alla luce della legge 219 finisce per limitare la libertà di autodeterminazione del malato.

Da qui l’urgenza di una nuova visione che non punisca il suicidio assistito a certe condizioni. Il Comitato nazionale di Bioetica si è espresso, anche se con una leggera maggioranza, alla legalizzazione del suicidio medicalmente assistito. Quest’ultimo si differenzia dall’ eutanasia in quanto nel primo è l’interessato che compie l’ultimo atto che provoca la morte anche se questa viene resa possibile grazie all’aiuto di una terza persona. Ulteriore differenza introdotta è tra eutanasia e sedazione palliativa profonda continua che non possono essere equiparabili.

Una, la sedazione, è finalizzata ad alleviare le sofferenze mentre l’altra alla morte. I farmaci usati sono diversi, l’esito è diverso come anche l’intenzione. Il CNB sottolinea che ci devono essere condizioni precise per ammettere il suicidio medicalmente assistito come la presenza di una malattia grave e irreversibile accertata da almeno due medici indipendenti, la presenza di uno stato prolungato di sofferenza fisica o psichica di carattere insopportabile per il malato, la presenza di una richiesta esplicita espressa in forma chiara e ripetuta in un lasso di tempo ragionevole.

La Corte costituzionale nel settembre 2019, con il suo pronunciamento, ha legalizzato la pratica del suicidio assistito secondo le condizioni poste dalla legge 219 del 2017. Ci sono alcune cose che non convincono del tutto, di fatto però, così è in Italia oggi.

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