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Quanto vale la vita di un lavoratore?

È allarmante l’impennata degli infortuni sul lavoro, anche mortali. La preoccupazione dei sindacati: “Frenesia produttiva post pandemia”.

di Maria Silvia Cabri

 

Quanto vale la vita di un lavoratore?

Domenico Chiatto, componente della segreteria Cisl Emilia Centrale (Modena e Reggio Emilia) con delega alla salute e sicurezza sul lavoro.

 

Quella del 2021 è stata battezzata come la “tragica estate” del lavoro, per il notevole numero di infortuni, spesso mortali, avvenuti durante lo svolgimento di mansioni lavorative. Nel solo mese di agosto si sono registrati oltre 20 morti sul lavoro.

Un’impennata terribile che, purtroppo, non è rimasta limitata al solo periodo estivo: i dati resi noti dall’Inail, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, attestano infatti un andamento crescente. Il 23 ottobre scorso, a pochi chilometri da noi, a Soliera, un uomo di 70 anni, Romano Bonfatti, è morto cadendo dal tetto che stava ispezionando.

Tra le concause di questo aumento, i soggetti interpellati concordano su una: la ripresa d’impeto che, dopo il lockdown, sta interessando la nostra economia ha portato ad un abbassamento della soglia di attenzione, pur di rispondere alle tante commesse e recuperare il tempo “perduto”.

Più produzione meno sicurezza

“Purtroppo c’è stato un aumento degli infortuni sul lavoro, spesso mortali, sia a livello nazionale che provinciale – afferma Domenico Chiatto, componente della segreteria Cisl Emilia Centrale (Modena e Reggio Emilia) con delega alla salute e sicurezza sul lavoro -.

Il vero problema è che troppo spesso le norme di sicurezza non vengono rispettate, e questo viene posto in stretta correlazione con la ripresa dell’attività industriale, edilizia, agricola, commerciale. Dopo i mesi di fermo per il lockdown, ora la frenesia del produrre, dell’accelerare i tempi, prevale su tutto, anche sull’osservanza delle regole di sicurezza”… continua a leggere.

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