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Rotary Mirandola, rinnovato impegno contro l’illegalità

Nella recente serata del Club è intervenuta la vicepresidente di Libera, Enza Rando. Roberta Roventini, presidente Rotary: “Importante parlare di etica ed essere consapevoli del problema mafie, per preservare territorio e comunità”

Rotary Mirandola, rinnovato impegno contro l’illegalità

Da sinistra Roberta Roventini e Enza Rando

 

Nella recente serata del Rotary di Mirandola, presieduto dalla dottoressa Roberta Roventini, è stata ospite Enza Rando, avvocato e vicepresidente di Libera, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti per sollecitare la società civile nella lotta alla criminalità organizzata. Erano presenti, tra gli altri, Gianni Doni, comandante del Corpo di Polizia Locale dell’Unione Comuni Modenesi Area Nord, Emanuela Ragazzi, responsabile del presidio di Mirandola della Polizia Locale, Alberto Calciolari, presidente dell’Unione Comuni Modenesi Area Nord e sindaco di Medolla, Fabrizio Gandolfi, assessore allo Sviluppo del territorio del comune di Mirandola, e Graziella Zacchini, vicesindaco di Medolla.

Dal dibattito è emerso anzitutto il bisogno di superare il principio della legalità come mera osservanza delle leggi: ai cittadini infatti è chiesto di più, di rispondere con condotte etiche e morali a ogni singola decisione, grande o piccola che sia. “Come Rotary di Mirandola crediamo sia fondamentale parlare di etica ed essere consapevoli del problema delle mafie, che è molto più presente e radicato di quanto si possa pensare. Diffondere cultura su questi temi è il solo modo per preservare il territorio e la comunità che lo abita, aggiornando le persone sulle forme sempre nuove che la corruzione può assumere”, ha commentato la presidente Roventini.

“Le mafie, specialmente nel nord del nostro paese, hanno sempre più necessità di trovare mercato e di assumere un assetto imprenditoriale, penetrando anche settori economici più raffinati quali il mondo dei servizi, della meccanica, della sanità e molti altri”, ha spiegato Enza Rando raccontando la sua esperienza. “Quindi è sempre più necessario possedere strumenti di conoscenza per capire le trasformazioni delle mafie. Queste organizzazioni criminali hanno bisogno di trovare complici e lo fanno anche corrompendo, cercando connivenze e collusioni. Il loro punto debole è proprio il senso di cittadinanza, perché solo un cittadino mosso da etica e morale non si piegherà alle mafie e non rimarrà mai indifferente, che sia un professionista, un imprenditore o un politico”.

Molto si è parlato di giovani, presenti e partecipi alla serata. “La scuola è il luogo nel quale i giovani e le giovani hanno diritto di conoscere la storia del proprio paese, il dolore che le mafie hanno portato alle famiglie delle vittime”, ha proseguito Rando. “Per questo la scuola e il mondo universitario dovrebbero formare le giovani generazioni sull’etica di cittadinanza, ancora di più in questa fase nella quale il mondo ha conosciuto la tragedia della pandemia e oggi il futuro va costruito ponendo come primo valore il senso di comunità”.

E proprio per questo grande enfasi è stata data al tema della ricostruzione, tanto in senso fisico quanto sociale, incluso il tema del terremoto dato che le mafie hanno intravisto pure lì la possibilità di fare affari. “È importante non farsi rubare dalle mafie le risorse che servono per far ripartite la buona economia, e su questo anche i governi d’Europa dovrebbero prestare tanta attenzione poiché le mafie non hanno confini e penetrano sempre di più nei territori e nei paesi dove possono continuare a riciclare denaro che proviene da fonti illecite o truffare risorse pubbliche. Ognuno di noi deve fare la propria parte, ed è necessario scrivere una nuova grammatica della partecipazione, che oggi richiede ancora più coraggio, cuore e testa. I giovani e le giovani hanno bisogno di adulti credibili, non di parole ma di esempi: dobbiamo dare loro tutti gli strumenti per potersi fare le domande e trovare le loro risposte”, ha concluso Rando.

 

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