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«Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 28 Novembre 2021

«Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina»

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. (…) Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

 

Commento

Con la prima domenica di Avvento inizia il nuovo anno liturgico nel quale leggeremo con particolare attenzione il vangelo di Luca. Per primo ascolteremo un brano del capitolo 21, ancora una volta un testo dalle tonalità apocalittiche. Questa scelta un po’ sorprendente si giustifica perché il tempo dell’avvento è segnato dall’attesa di Gesù, non solo nella sua nascita come bambino, ma anche nel suo ritorno glorioso.

Le due attese si sovrappongono per invitarci a entrare nell’atteggiamento spirituale giusto che è quello dell’accoglienza nella nostra vita di Gesù che viene. I primi versetti sono, esattamente come nel vangelo apocalittico di Marco di due domeniche fa, la descrizione di sconvolgimenti nel cosmo e la conseguente paura tra gli uomini a causa dei segni della fine. Poi Luca introduce una frase solo sua: “quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.

Ancora una volta la descrizione di eventi spaventosi non ha lo scopo di terrorizzare; anzi al comparire di questi segni l’uomo deve quasi rallegrarsi, rimettersi in piedi, perché è vicina la liberazione portata dal salvatore. Parlare di libertà è un altro modo di nominare la salvezza. Per noi uomini moderni la parola libertà è molto bella, positiva. Possiamo ben dire che Gesù ci libera da ogni forma di schiavitù, prima di tutto dal nostro peccato e dal nostro egoismo; la resurrezione poi ci apre a un mondo in cui la morte è vinta e con essa la paura che tante volte s’impadronisce della nostra vita.

Il testo continua con delle indicazioni su come vivere il tempo dell’attesa. Si tratta di prepararsi a ciò che sta per accadere mettendo in campo comportamenti e soprattutto atteggiamenti interiori. Vediamo dunque i versetti che seguono. La prima cautela è che i cuori non si appesantiscano, cioè non siano storditi, distratti e quindi incapaci di accorgersi di quello che sta davvero avvenendo.

Il testo ci spiega le cause dell’appesantimento: prima di tutto dissipazioni cioè tutto ciò che ci tiene dispersi, quasi smembrati e fa sì che ci perdiamo in strade che non portano da nessuna parte e alla fine davvero ci smarriamo. Poi ubriachezze, cioè eccessi del desiderio nei quali cerchiamo pienezza, una riposta al nostro vuoto interiore, ma troviamo di nuovo solo deserti. Poi ancora affanni della vita, cioè le preoccupazioni. Le preoccupazioni ingombrano il nostro cuore e ci costringono a guardare in basso, quasi a strisciare, incapaci di prendere il volo. Anche le preoccupazioni legittime, quelle per la famiglia, il lavoro, la salute sono pericolose se eccessive, perché hanno comunque l’effetto di spegnere in noi la capacità di fidarci e abbandonarci.

Gesù e il vangelo di Luca in particolare tornano spesso su questo tema. L’atteggiamento giusto invece è quello di chi veglia e prega. Il vegliare, lo stare svegli è l’attitudine di chi, non solo nelle veglie notturne ma soprattutto di giorno, è attento alla densità della vita che ha davanti, non si lascia sfuggire il valore delle cose. In ogni occasione è importante vivere il momento presente con la consapevolezza che è sempre il tempo più opportuno per vivere la nostra fede. Per molti santi l’attenzione è stata un elemento chiave della vita spirituale.

Ascoltiamo uno dei detti dei padri del deserto. Fu chiesto ad abba Poemen: “A chi si riferisce la parola della Scrittura: non preoccupatevi del domani?”. L’anziano rispose: “È per quell’uomo che si trova nella tentazione e che si scoraggia, perché non si preoccupi dicendo: ‘quanto tempo dovrò stare in questa tentazione?’, ma piuttosto rifletta dicendo ogni giorno: ‘Oggi’”. La preghiera è restare continuamente in comunicazione col Signore e mantenere il giusto atteggiamento verso la vita. All’inizio dell’Avvento accogliamo la parola di Gesù che ci chiede di essere meno preoccupati per andare verso la libertà che vuole donarci.

 

Libertà: la parola greca apolytrosis, che significa libertà, o anche redenzione, si trova nei vangeli solo in Lc 21,28, cioè nel testo di oggi. Invece è piuttosto diffusa nelle lettere di Paolo o a lui attribuite. Veniva usata dalle prime comunità cristiane per indicare l’opera della salvezza compiuta da Gesù.

Vegliare: sull’importanza dell’atteggiamento dello stare svegli ascoltiamo queste parole di Simone Weil: «una delle verità capitali del cristianesimo, oggi misconosciuta da tutti, è che la salvezza sta nello sguardo… Lo sforzo grazie al quale l’anima si salva è simile a quello di colui che guarda, di colui che ascolta, a quello di una sposa che dice sì. E’ un atto di attenzione, di consenso».

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