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Lions Club Mirandola, serata scientifica sul covid-19

Al recente incontro del Lions Club Mirandola è intervenuta la ricercatrice Elisa Vicenzi dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano con una relazione sulle caratteristiche e la pericolosità del covid-19 e sulla circolazione mediatica delle informazioni scientifiche riguardanti la pandemia

Lions Club Mirandola, serata scientifica sul covid-19

Sonia Menghini e Elisa Vicenzi

 

Nella serata dedicata alla scienza medica svoltasi recentemente a Villa Fondo Tagliata, il Lions Club Mirandola ha invitato la professoressa Elisa Vicenzi, originaria di Poggio Rusco, ricercatrice e attuale dirigente dell’Unità di Biosicurezza e Patogeni Virali presso l’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano. La professoressa vanta un’esperienza di oltre venti anni, maturata presso l’NIH di Bethesda negli USA, a seguito della laurea in farmacia (conseguita all’Università di Ferrara), nello studio di diversi agenti virali (fra i quali l’HIV, lo Zica, il Sars-Cov2) e dei loro meccanismi d’azione.

Dopo la presentazione da parte della presidente del Club Sonia Menghini, la relatrice ha premesso che il suo intervento si sarebbe concentrato su due argomenti.

Il primo ha riguardato la pericolosità del Sars-Cov2, il peggior virus con cui gli scienziati abbiano avuto a che fare degli ultimi trent’anni. Ne ha descritto le caratteristiche, l’estrema contagiosità e anche la grande resistenza (non si disintegra neppure a 60°). Si trasmette soprattutto per via aerogena, più che per contatto, per cui già l’uso della mascherina può ridurre del 50% la possibilità di contagio. Se si è riusciti a sviluppare dei vaccini efficaci in un tempo brevissimo, inferiore all’anno, ciò è dovuto non solo alla pubblicazione nel gennaio 2020 della sequenza della proteina spike (quella che penetra nelle cellule) da parte dei cinesi, ma soprattutto al lavoro di Katalin Karikò e Drew Weismann, i due scienziati che dal 2005 studiano l’utilizzo dell’mRNA in funzione antivirale (anche per applicazioni oncologiche) e che molto sorprendentemente, come ha osservato la stessa relatrice, non hanno ancora ricevuto il premio Nobel che invece meriterebbero per le loro importantissime scoperte. La Vicenzi ha insistito sulla necessità di dover arrivare alla vaccinazione di tutta l’umanità in tempi brevi, essendo questo l’unico modo per uscire dalla pandemia, perché il virus, continuando a circolare, svilupperà altre varianti, sempre più aggressive e difficili da debellare.

La seconda parte dell’intervento, anch’essa molto interessante, è stata sulla infodemia di cui siamo vittime, ossia della circolazione di una quantità eccessiva di informazioni sulla pandemia, talvolta non vagliate con accuratezza, che possono rendere impossibile orientarsi sull’argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili, creando così grande confusione nell’opinione pubblica. Dal dibattito scientifico, poi, siamo scaduti a quello ideologico e di schieramento politico, ulteriormente peggiorato dalla diffusione di notizie false. La scienza, però, non è compatibile con i “talk show”, per questo fin dal 2011 era nato il “Patto Trasversale per la Scienza” con lo scopo di portare le evidenze scientifiche alla base delle scelte di tutti i partiti politici e del governo, combattere le bufale in ambito medico-scientifico e promuovere la cultura della scienza e il metodo scientifico attraverso programmi formativi in ambito scolastico, sanitario e mediatico. Il Patto si è dato un codice di autodisciplina che i membri, nel diffondere informazioni scientifiche, devono assolutamente rispettare. Esso richiede trasparenza, competenza (un infettivologo, un immunologo e un virologo hanno competenze diverse e non equivalenti) e preparazione, evitando sensazionalismi (che generano aspettative infondate), basandosi solo su dati scientifici, non sulle opinioni personali e, infine rifuggendo da polemiche e strumentalizzazioni. L’infodemia del covid 19 è dovuta proprio al fatto che questa strada maestra avrebbe dovuto essere seguita. Per uscire dalla pandemia occorre, però, che, non solo gli scienziati, ma anche il settore pubblico faccia un esame di coscienza fornendo adeguati finanziamenti (finora scarsi) alla ricerca medica, svincolandola così dagli interessi di “Big Pharma” (ossia, dei colossi farmaceutici) che stanno raggiungendo livelli di fatturato stratosferici con la vendita dei vaccini.

I.P.

 

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