Il
Il Settimanale, In te ipsum redi, Rubriche
Pubblicato il Dicembre 9, 2021

Il nostro sguardo sulla realtà

 

“La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!”(Mt. 6,22). Queste parole di Gesù ci fanno capire che il nostro sguardo sulla realtà è condizionato da quello che noi siamo. Papa Francesco nel libro intervista Ritorniamo a sognare (pp.20-21), indica tre atteggiamenti che impediscono di connetterci con la realtà e averne un’immagine vera: il narcisismo, lo scoraggiamento e il pessimismo. Trascrivo le sue parole.

“Il narcisismo ti porta a una cultura dello specchio, a guardare te stesso e a incentrare tutto quanto su di te. Se non si tratta di te, il resto non lo vedi. Ti innamori così tanto di quell’immagine che ti sei fatto, da annegarci dentro. Le notizie sono buone soltanto se ne ricavi beneficio; se sono cattive, allora ne sei la vittima principale. Lo scoraggiamento ti fa lamentare di tutto e ti impedisce di vedere ciò che hai attorno e ciò che ti offrono gli altri; vedi soltanto quello che credi di avere perduto. Nella vita spirituale lo scoraggiamento conduce alla tristezza, un verme maligno che ti rode all’interno. Con il tempo ne resti prigioniero e non sei più capace di vedere niente al di là di te stesso. E poi c’è il pessimismo, che equivale a sbattere la porta in faccia al futuro e alle novità che potrebbe contenere, una porta che ti rifiuti di aprire per paura che prima o poi appaia qualcosa di nuovo. Ciascuno di questi tre atteggiamenti ti paralizza, ti incentra su di te e sulle cose che non ti permettono di andare avanti. Sostanzialmente rispecchiano la preferenza per le illusioni che nascondono la realtà, piuttosto che la risolutezza a scoprire tutto ciò che potremmo arrivare a fare.”

Poi aggiunge: “un grande ostacolo al cambiamento è la miopia esistenziale che ci fa selezionare ciò che vediamo. Ci induce ad aggrapparci sempre a qualcosa che abbiamo paura di mollare. Il Covid ha manifestato l’altra pandemia, quella del virus dell’indifferenza, che ci fa voltare sempre dall’altra parte e ci dice che, siccome non esiste una soluzione immediata o magica, è meglio non vedere per non sentire”. Queste parole del Papa mi fanno ricordare una espressione dei nostri vecchi, “voltati indietro e guarda chi sta peggio”. Questa frase non si deve mai dire a chi sta male, ma si deve rivolgere sempre a se stessi. Ci permette di soffrire per gli altri, come veri fratelli, e ci induce a ringraziare il Signore per i tanti beni che abbiamo.

Questo atteggiamento positivo ha anche un effetto terapeutico. Si dice che un male tipico del nostro tempo è la depressione. Gli psicologi hanno osservato che in grande parte è dovuta al fatto di centrare troppo l’attenzione su se stessi. L’uscire da sé e il preoccuparsi per gli altri che soffrono, fa bene; ha un vero effetto terapeutico. Vorrei aggiungere che la capacità di distogliere lo sguardo da sé, il non preoccuparsi con la propria immagine, dovrebbe essere un requisito di chi svolge una funzione pubblica; in particolare dei politici e degli operatori della comunicazione. Troppo spesso parlano e agiscono preoccupati con l’immagine che riescono a proiettare di se stessi, desiderosi di ottenere consenso, dimenticando che il loro scopo dovrebbe essere la verità di quel che dicono e il bene che le loro scelte dovrebbero raggiungere.

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