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Le vere stelle della nostra vita

Le esequie di monsignor Claudio Caleffi presiedute dal vescovo Douglas Regattieri nel Duomo di Mirandola. L'omelia.

Le vere stelle della nostra vita

Don Caleffi in occasione della visita di monsignor Cavina alla Stazione Elicotteri di Luni (2014)

 

Monsignor Claudio Caleffi si è spento nelle prime ore di martedì 7 dicembre presso la Casa del Clero del Seminario Vescovile.

Nato a Mirandola nel 1931 ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 29 giugno 1956, per le mani del Vescovo Artemio Prati. Dopo le prime esperienze come Vicario Parrocchiale a Fossa di Concordia e a Novi, nel 1966 inizia il ministero pastorale come Cappellano Militare in diverse caserme sul territorio italiano fino al 1975 quando venne destinato alla stazione elicotteri di Luni (SP) con il grado di Primo Cappellano.

Nel 1986 riceve il grado di Cappellano Capo Maggiore e nel 1990 viene insignito della Croce d’Oro dopo 25 anni di servizio. Nel 1999 viene nominato Cappellano di Sua Santità e dal 2008 al 2017 resta a disposizione come sacerdote collaboratore a Luni, per poi fare rientro in Diocesi, dove ha prestato servizio nella parrocchia di Mirandola. Nel corso degli anni è rimasto sempre vivo il legame con la sua Diocesi di origine e in diverse occasioni ha ricevuto nella base di Luni, Vescovi e delegazioni di parrocchie, ultima nel dicembre 2014 la visita di monsignor Francesco Cavina.

E’ stato nominato canonico della Cattedrale di Carpi, oltre che decano della Cattedrale di Sarzana. Il Vescovo di Carpi Monsignor Erio Castellucci, con il Vicario generale Monsignor Ermenegildo Manicardi, i Presbiteri e i Diaconi della Diocesi, hanno espresso il loro cordoglio ai familiari e invitato alla preghiera di suffragio quanti lo hanno incontrato nelle diverse tappe del suo lungo ministero. Le celebrazione esequiale presieduta dal vescovo di Cesena-Sarsina monsignor Douglas Regattieri, si è tenuta nel Duomo di Mirandola venerdì 10 dicembre.

 

L’omelia del vescovo Douglas

1. La sovrabbondanza della Grazia

La morte e il peccato entrarono nel mondo e raggiunsero tutti gli uomini da Adamo in poi. Così ci ha detto san Paolo nel brano della lettera ai Romani che abbiamo ascoltato nella prima lettura (Cfr Rm 5, 17-21). La legge mosaica non ebbe altra funzione che moltiplicare il peccato: “La legge sopravvenne perché abbondasse la caduta. Ma dove abbondò il peccato, sovrabbondò la Grazia” (vv. 20).

Con l’evento Cristo la Grazia celeste si è letteralmente riversata sull’umanità intera per giustificarla, per renderla santa. Da Cristo in poi, quelli che sono di Cristo, i discepoli uniti a Lui nella fede vivono in questa abbondanza. Sono avvolti da questa abbondanza di amore e di Grazia. La Provvidenza ha voluto che noi fossimo collocati dentro a questa abbondanza.

A noi, in verità, basta questo; basta sapere e sperimentare di essere dentro al tempo della pienezza, del compimento e goderne i frutti. Non ci importa – come anche ha detto san Paolo aver visto o conosciuto Cristo secondo la carne (Cfr 2 Cor 5, 16). Ci piace essere dentro a questo fiume di Grazia che dopo di Lui si è riversata abbondantemente sul mondo e sugli uomini. Ci basta essere dentro a questo tempo in cui è sorto un sole dall’alto (Cfr Lc 1, 78), la stella del mattino (Cfr Ap 22, 16) che dà luce agli uomini di ogni tempo. E’ il tempo dell’abbondanza, anzi della sovrabbondanza, del compimento, della salvezza… continua a leggere.

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