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Cultura e Spettacoli, Il Settimanale
Pubblicato il Dicembre 16, 2021

30 anni di Economia di Comunione

Un convegno dell’Università di Bologna ha messo in dialogo docenti e imprenditori per un nuovo paradigma economico.

di Alessandro Cattini

 

Luigino Bruni e Gianfranco Rusconi, relatori del convegno.

 

“Povertà e profitto in dialogo. Verso un nuovo paradigma aziendale sostenibile”. È questo il titolo del convegno tenutosi martedì 7 dicembre, in presenza e online, presso il campus di Rimini dell’Università di Bologna, nell’ambito del corso di laurea triennale in economia dell’impresa. Quattro ore di confronto tra accademici, imprenditori e innovatori del territorio emiliano-romagnolo, che ha messo al centro le esperienze e i principi dell’Economia di Comunione (EdC) a trent’anni dalla sua fondazione da parte di Chiara Lubich. Tra le testimonianze previste nel programma anche quella dell’imprenditore carpigiano Giovanni Arletti che per motivi personali non ha potuto intervenire.

Notizie ha seguito il convegno nell’ottica di proseguire la riflessione iniziata con l’editoriale del numero di domenica 28 novembre attorno alla domanda: “Si può organizzare la speranza?”. In quell’articolo Luigi Lamma faceva riferimento all’Emporio Cinquepani, aperto a Carpi pochi mesi fa, indicandolo come emblema di una progettualità lungimirante e, appunto, organizzata, che ricalca quel modello di “generazione partecipativa” del bene comune che sta anche alla base dell’Economia di Comunione. Un modello etico che pone la creazione del profitto da parte dell’impresa a servizio della lotta alla povertà e della sostenibilità.

Un profitto etico e vantaggioso per tutti

Il primo a sottolineare la tensione dialogica tra profi tto e condivisione presente nell’EdC è, in apertura del convegno, il professor Gianfranco Rusconi, docente di etica d’impresa presso l’Università di Bergamo. L’EdC si pone infatti al crocevia tra deontologia e consequenzialismo, mettendo cioè in dialogo quello che si deve fare per tutelare la dignità di ogni persona (porre fine alla povertà) e quello che si può fare per generare le conseguenze più vantaggiose per la società nel suo insieme (porre l’attenzione sugli interessi di tutti coloro che con il proprio comportamento determinano le condizioni generali del mercato).

Nel suo confronto tra EdC e Teoria degli stakeholders (in italiano: “portatori di interesse” / “coloro che hanno una posta in gioco”) il prof. Rusconi fa emergere che sul lungo periodo gli stakeholders che le aziende dovrebbero tenere in considerazione non sono solo quelli più potenti, ma tutti quelli che possono organizzarsi in gruppi di pressione capaci di generare cambiamenti nella società e nel mercato, dunque anche i poveri… continua a leggere.

Si fa presto a dire più sicurezza
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