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Natale 2021: l’omelia del Vescovo Erio nella messa della notte

Castellucci: “Il Natale di Gesù, come un faro, getta un fascio di luce sulla dignità della vita di ogni essere umano”
Natale 2021: l'omelia del Vescovo Erio nella messa della notte
Presepe di Giancarlo Bruini – Seminario di Carpi

Questa sera il vescovo Erio Castellucci ha presieduto la Santa Messa della notte di Natale nel Duomo di Modena, di seguito il testo dell’omelia.

 

Il censimento serve per poter governare meglio una popolazione. Conoscere quanti sono gli abitanti di un territorio, dove sono raggruppati, qual è la loro età, aiuta i responsabili ad organizzare meglio i servizi, le scuole, gli uffici amministrativi e gli ospedali. Nel mondo antico il censimento serviva anche a regolare il sistema della tassazione e pianificare le guerre. L’imperatore Cesare Augusto, sotto il quale nasce Gesù, ordina tre censimenti, a distanza di circa vent’anni l’uno dall’altro. Per farsi registrare in uno di questi censimenti, Giuseppe si mette in cammino con Maria verso Betlemme. A differenza di quanto accade oggi, dove basta una telefonata o una mail per compilare il modulo, allora era necessario recarsi al paese d’origine del capofamiglia, che per Giuseppe era appunto Betlemme. La distanza da Nazareth a Betlemme è di circa 150 chilometri, che con le strade e i mezzi dell’epoca avranno richiesto almeno una settimana di viaggio; essendo poi Maria in attesa di un bambino, sarà stato un percorso lento e impegnativo.

Gesù è oggetto e soggetto insieme: oggetto di statistica, un nome tra gli altri; soggetto di salvezza, un nome unico nella storia

Con quel censimento, l’imperatore Augusto riesce a registrare anche Gesù. Così il suo nome entra nel conteggio dei sudditi. Certo, quel nome non sarà arrivato a Roma e si sarà fermato nei registri della provincia della Palestina: non era pensabile che gli elenchi venissero portati nella capitale; era sufficiente che arrivassero le statistiche. Sarà necessario aspettare più di un secolo per trovare il nome di Gesù scritto in un documento storico romano. Gesù per molto tempo rimane un nome confuso tra milioni di nomi; è scritto in un registro, ma resta per decenni perfettamente sconosciuto all’impero. È censito come tutti gli altri, uno tra milioni, confuso nella schiera dei sudditi. Eppure è così diverso, così unico. Gesù è oggetto e soggetto insieme: oggetto di statistica, un nome tra gli altri; soggetto di salvezza, un nome unico nella storia. Disse san Giovanni Paolo II nel suo primo messaggio natalizio: “Natale è la festa dell’uomo. Nasce l’Uomo. Uno dei miliardi di uomini che sono nati, nascono e nasceranno sulla terra. L’uomo, un elemento componente della grande statistica. Non a caso Gesù è venuto al mondo nel periodo del censimento; quando un imperatore romano voleva sapere quanti sudditi contasse il suo paese. L’uomo, oggetto del calcolo, considerato sotto la categoria della quantità; uno fra miliardi. E nello stesso tempo, uno, unico e irripetibile” (25 dicembre 1978).

L’amore non prevede “oggetti”, altrimenti scade nello sfruttamento; l’amore prevede solo “soggetti”

Il Natale di Gesù, come un faro, getta un fascio di luce sulla dignità della vita di ogni essere umano. Ciascuno di noi è censito, come Gesù, in qualche elenco; ognuno di noi entra nei registri civili e religiosi; in questo senso, ciascuno di noi è oggetto di statistiche e di calcoli, di progetti e di pianificazioni. Ma la nascita di Gesù è come la trasfusione della divinità nelle vene dell’umanità; la sua nascita rende anche noi dei soggetti: siamo venuti al mondo non per riempire dei registri, non per essere catalogati, ma per compiere una missione, per amare ed essere amati. L’amore non prevede “oggetti”, altrimenti scade nello sfruttamento; l’amore prevede solo “soggetti”. E noi siamo soggetti, perché siamo creati, salvati e amati dal Signore: così tanto amati da lui, che si è fatto uno di noi.

Se ci guardiamo con gli occhi di Dio, ci scopriamo preziosi per lui, ci scopriamo amati

Il Natale ci dà la misura della nostra grandezza agli occhi di Dio, perché dimostra che ciascuno di noi sta a cuore al Signore; per lui nessuno è un numero, un dato, un nome: per lui ognuno di noi è un piccolo tesoro. È vero: se ci guardiamo allo specchio a volte ci spaventiamo, ci scoraggiamo, troviamo tanti difetti, tante zone d’ombra e perfino motivi di disprezzo. Ma se ci guardiamo con gli occhi di Dio, ci scopriamo preziosi per lui, ci scopriamo amati. Se abbiamo meritato che Dio si facesse carne, significa che la nostra carne, per quanto malata – e mai come oggi ce ne rendiamo conto – ha la capacità di attirare l’affetto di Dio. Per lui ognuno di noi è figlio e fratello; e se in una normale famiglia c’è un figlio o un fratello fragile, non viene abbandonato al suo destino, ma lo si cura ancor più amorevolmente. Per il Signore non ci sono degli scarti, ma solo dei fratelli e dei figli, più o meno fragili ma sempre amabili. I funzionari dell’impero scrivevano i nomi dei sudditi nei registri di papiro o di pergamena, in gran parte andati distrutti nel corso dei secoli; il Signore invece scrive i nostri nomi nel grande registro del suo cuore, dal quale non si cancellano più.

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