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Editoriale - Sogniamo, camminiamo, adoriamo

L’agenda 2022 con lo sguardo oltre la pandemia.

di Luigi Lamma

 

Sogniamo, camminiamo, adoriamo

 

Il nuovo anno è iniziato nella morsa di una pandemia che, senza concedere tregua, si avvia proprio in questi giorni verso il picco dei contagi e della diffusione. Così almeno prospettano gli esperti. Certo è che stiamo vivendo immersi in un clima di timore e di incertezza crescente forse alimentate da un eccessivo pressing mediatico (infodemia). Un ininterrotto flusso di informazioni, numeri, disposizioni, a volte tra loro contraddittori, a volte prive di fondamento o peggio ancora opinioni in libertà che non aiutano ad affrontare una situazione sì complessa sotto il profilo sanitario ma non così drammatica come un anno fa.

In questo clima d’emergenza che ha condizionato le festività squarci di luce per dare a questo tempo senso e motivi di speranza sono venuti dalle parole del Papa. Una predicazione come sempre forte e decisamente “incarnata” nella vita, nei drammi e nelle sfide che toccano da vicino singoli, famiglie, società civile tanto da costituire, se messi in successione i vari interventi, una sorta di agenda di impegni per il 2022.

Inverno demografico

Al primo posto l’accorato allarme sull’inverno demografi co che colpisce in modo particolare l’Italia: un tema che da qualche tempo ha assunto dignità pubblica e “laica” mentre fino a poco tempo fa pareva un’attenzione solo “cattolica”. La strada è ancora lunga per invertire la tendenza ma alcuni provvedimenti governativi vanno nella direzione giusta di fornire aiuti economici a chi decide di avere figli. E’ auspicabile che anche a livello locale si moltiplichino iniziative e servizi affinché la genitorialità sia effettivamente riconosciuta.

Vittime del lavoro

Nel cuore del Papa albergano le diffuse ingiustizie e le guerre che provocano vittime e scarti in ogni parte del mondo ma a Natale l’appello è molto mirato: “Dio stanotte viene a colmare di dignità la durezza del lavoro. Ci ricorda quanto è importante dare dignità all’uomo con il lavoro, ma anche dare dignità al lavoro dell’uomo, perché l’uomo è signore e non schiavo del lavoro. Nel giorno della Vita ripetiamo: basta morti sul lavoro! E impegniamoci per questo”. Un’emergenza questa che ha trovato ampio spazio su Notizie alla luce di gravi episodi accaduti anche nella provincia di Modena.

Donne e madri: “basta violenza”

Si passa al 1° gennaio, si festeggia la maternità divina di Maria, si celebra la giornata mondiale della pace e il pensiero di Francesco va alle madri e alle donne. Con parole altrettanto forti e decise per scuotere la società e la Chiesa. “Vengono in mente i volti delle madri che assistono un figlio malato o in difficoltà. Quanto amore c’è nei loro occhi… Le madri sanno custodire, sanno tenere insieme i fili della vita, tutti. C’è bisogno di gente in grado di tessere fili di comunione, che contrastino i troppi fili spinati delle divisioni. E questo le madri sanno farlo”.

Lo sguardo si allarga dal materno all’universo femminile e al posto riconosciuto alle donne nella Chiesa: “E mentre le madri donano la vita e le donne custodiscono il mondo, diamoci da fare tutti per promuovere le madri e proteggere le donne. Quanta violenza c’è nei confronti delle donne! Basta! Ferire una donna è oltraggiare Dio, che da una donna ha preso l’umanità, non da un angelo, non direttamente: da una donna. Come da una donna, la Chiesa donna, prende l’umanità dei figli”. C’è materia per il cammino sinodale e come nel caso precedente possiamo dire che Notizie c’è stato e ci sarà, accanto alle madri e alle donne.

Cercatori inquieti e coraggiosi

Si arriva all’Epifania e altro che favola dei Magi, non c’è spazio per i sentimentalismi: vescovi, preti, consacrati fedeli tutti…è il momento di porsi una domanda decisiva: “come va il viaggio della mia fede? E’ parcheggiata o è in cammino?”. Sarebbe da rileggere per intero questo testo tanto è avvincente e profondo. Si parla di coltivare il desiderio di Dio e di non farsi soffocare dai bisogni, si chiedere e di ascoltare, di coraggio, di apertura al cambiamento e di adorazione. Sì perché “solo se recuperiamo il gusto dell’adorazione, si rinnova il desiderio”.

Un messaggio essenziale per la vita di fede ma che vale anche nelle vicende umane nella famiglia, nel lavoro, nella politica, nel volontariato… Solo chi è capace di vedere una stella nelle notti più buie è capace di affrontare e vincere la rassegnazione e l’apatia che la pandemia pare avere acuito. C’è bisogno, nella Chiesa e nella società, di “cercatori inquieti” capaci di sognare, camminare e adorare.

Da qui nasce l’auspicio che coloro che in questo 2022 saranno chiamati a scelte importanti o ad assumere responsabilità per il bene della comunità civile, in primis all’elezione del Presidente della Repubblica, poi a seguire, fatte le debite proporzioni, la nomina per importanti istituzioni locali, siano animanti da questo spirito da “cercatori inquieti”, capaci di “sognare” un futuro di pace e di giustizia sociale, di “camminare” insieme agli ultimi e di “adorare” per coltivare l’umiltà del servizio e mettere da parte le logiche del potere.

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