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Quel canto “in chordis et organo”

Uno strumento dimenticato: l’organo della chiesa di san Francesco in Carpi veniva riparato cento anni fa.

Quel canto “in chordis et organo”

 

Proprio cento anni fa, nel mese di gennaio, l’organaro piacentino Giuseppe Cavalli ultimava i lavori di riparazione (che secondo le cronache del tempo fu proprio un vero rifacimento) dell’antico organo della chiesa parrocchiale di san Francesco d’Assisi in Carpi. Il primo febbraio successivo lo strumento veniva collaudato dall’organista carpigiano Raffaele Cimini.

Certamente per chi entrava in san Francesco, prima della chiusura a seguito degli eventi sismici, era evidente il grandioso organo collocato prima nell’abside della chiesa poi nel transetto sinistro, più comodo per seguire la liturgia. Ma prima dell’attuale organo “Ruffatti”, datato 1967, vi era uno strumento degno di menzione. Ma, partendo dalle prime fonti storiche, apprendiamo che già nel 1476 nella chiesa conventuale di san Francesco viera un organo commissionato dai frati a Bartolomeo e Rinaldo da Cesena e pagato con la vendita di un terreno posto in località Giandegola (odierna parte della parrocchia di Quartirolo) a Giovanni Levizzani per una somma di 33 lire.

Una successiva vendita di terreni per completare il pagamento dello strumento è documentata nel maggio 1476. Trascorrono circa settant’anni e il 22 febbraio 1539 fra Marco Saccaccini, padre guardiano di san Francesco, commissiona al ferrarese Giovanni Cipri (lo stesso che costruirà l’anno dopo l’organo della Collegiata di Carpi, tuttora esistente), un nuovo strumento di cinque piedi con sei registri per una spesa complessiva di settanta scudi d’oro, onorata grazie anche al lascito di Barbara Rossi e Nicolosa Vernizzi che, nel loro testamento, dispongono rispettivamente 100 e 10 lire da destinarsi al nuovo organo… continua a leggere.

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