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Attualità, Emilia-Romagna, Il Settimanale, Territorio
Pubblicato il Febbraio 9, 2022

Se diventa un optional il rispetto delle norme

Con Stefano Zanardi, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Modena e tesoriere nazionale di Libera, approfondiamo le motivazioni del radicamento delle mafie in Emilia-Romagna e come contrastarle.

di Luigi Lamma

 

Stefano Zanardi; Don Luigi Ciotti (ph Siciliani Gennari – SIR)

 

“Il tema più preoccupante è infatti rappresentato dalla condivisione del metodo mafioso da parte di alcuni componenti del tessuto economico del nostro territorio”. Per Stefano Zanardi, tesoriere nazionale di Libera e Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Modena, non ci sono sorprese ma solo conferme nelle parole del Procuratore Generale di Bologna Lucia Musti, pronunciate in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario.

Affermazioni forti che sono state commentate sul numero scorso di Notizie dal giornalista Pierluigi Senatore e che riportiamo qui a fianco. “Come purtroppo si temeva – prosegue Zanardi – l’Operazione “Aemilia” rappresentava solo la punta dell’iceberg. La Procuratrice Musti ha dettagliatamente elencato le diverse sentenze per reati di cui all’art. 416 bis c.p. che sono passate in giudicato lo scorso anno in Emilia-Romagna ed ha correttamente fatto riferimento ad un radicamento delle mafie.

La crisi di natura economica e finanziaria che il nostro Paese sta attraversando, ulteriormente accentuata dall’emergenza Covid-19, ha evidentemente abbassato molte difese etiche. Troppi imprenditori e professionisti hanno ritenuto opportuno intrattenere rapporti con soggetti con rilevanti disponibilità di denaro, senza volersi porre le necessarie domande sulla provenienza di tali capitali”.

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