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Editoriale - La Repubblica tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi

Cambia la Costituzione per le giovani generazioni

di Paolo Seghedoni, giornalista, socio dell’agenzia di comunicazione MediaMo e Vicepresidente nazionale adulti dell’Azione Cattolica

 

La Repubblica tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi

 

Cambiare la Costituzione non è cosa di poco conto e le modifiche agli articoli 9 e 41, per inserire tra i principi della Repubblica quello della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, non ha avuto il risalto che avrebbe meritato nell’opinione pubblica. Eppure si tratta di una notizia importante in assoluto e, nel dettaglio, di una buona notizia, di un atto parlamentare importante che, proprio per essere stato approvato a larghissima maggioranza, non richiede della conferma referendaria. Si tratta di un provvedimento che, del resto, va incontro a una sensibilità che è sempre più ampia tra i cittadini e che trova terreno fertile soprattutto tra i più giovani, in quella che, semplicisticamente, viene definita ‘generazione Greta’.

Il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, ha scritto una lettera ad Avvenire in cui ricorda opportunamente il ruolo di Asvis (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) e i richiami forti di papa Francesco contenuti in particolare nella Laudato si’ e nella Fratelli tutti. Giovannini ricorda che questo provvedimento coglie «uno dei messaggi chiave delle encicliche» del Pontefice argentino, «nelle quali le dimensioni economiche, sociali e ambientali delle attività umane devono essere ricondotte a unità in nome del principio dell’ecologia integrale».

Ma quali novità ha effettivamente introdotto il Parlamento? Nell’articolo 9, nella prima parte della carta, si dice che «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». E qui si aggiunge: «Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali». Men

tre la nuova formulazione dell’articolo 41 prevede l’inserimento di salute e ambiente in questo modo: «L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali ».

Si tratta di un passo importante nella direzione giusta, un passo che potrà essere ulteriormente rafforzato con un riferimento esplicito alla promozione di un’ecologia integrale che tenga assieme gli ambiti sociali con quelli ambientali, l’uomo con la natura. E’ infatti sempre più chiaro a tutti che, proprio come ricorda in modo insistente ma non per questo meno opportuno papa Francesco, tutto si tiene, che cioè non è possibile una autentica promozione umana senza porla in una prospettiva di difesa del Creato. In buona sostanza, l’ecologia integrale ci ricorda che l’attenzione all’ambiente è strettamente connesso al primato della persona e al valore supremo di ogni vita.

La modifica della nostra carta fondamentale potrebbe apparire, e forse qualcuno ha voluto farlo passare in questo modo, come un mero atto formale, che manca di sostanza, ma questo non risponde al vero per almeno due fondamentali motivi. In prima battuta perché è sempre importante affermare i principi e inserirli in Costituzione rappresenta uno dei modi più alti per farlo, e poi perché anche molte leggi dovranno giocoforza cambiare, per seguire questi principi inseriti nella carta. Si tratta, certamente, di un modo per guardare con speranza alle nuove generazioni, ma anche per rendere tutti più consapevoli che il Creato è un dono che ci viene prestato e che va preservato per chi verrà dopo di noi. E che senza un ambiente sano è la vita delle persone, in particolare dei poveri e dei fragili, a perdere di qualità e a diventare precaria.

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