Nietzsche ci aiuta a riflettere
Etica della vita, Il Settimanale, Rubriche

Pubblicato il

1 Aprile 2022

Nietzsche ci aiuta a riflettere

 

Per Nietzsche le convenzioni degli uomini sono lontane o comunque hanno poco a che fare con la verità. Le convinzioni dell’uomo sono una maschera per non fare emergere quello che veramente uno crede, camuffano desideri e bisogni inconsci.

Per esempio, essere convinti del libero arbitrio, è una maschera che nasconde la nostra necessità di ritenere le persone responsabili delle loro azioni, mentre, nella realtà non esiste una verità certa che un soggetto ha commesso quella cosa in modo totalmente libero e voluto.

Continuando il nostro esempio: un giudice che, in base alla legge, condanna un imputato è convinto che quella persona ha commesso un reato, sapeva di commetterlo e lo ha deliberatamente fatto. In realtà, con il concetto di libero arbitrio, secondo il Nostro filosofo, si vuole giustificare la possibilità di punire chi trasgredisce ( volontà di potenza) ma non è detto che il reo fosse veramente libero e responsabile totalmente.

Anche il boia, credendo fermamente che l’uomo che sta per uccidere è colpevole di ciò che ha fatto con piena convinzione, non ha in questo modo rimpianti o scrupoli nel toglierli la vita. Al contrario, i familiari del reo condannato a morte, rivendicano la sua innocenza, crederanno sempre e comunque che sia innocente e questo è consolante per loro. Secondo Nietzsche, quindi, il libero arbitrio è un’illusione come anche credere che le nostre scelte siano frutto solo di volontà.

Questo pensiero, esposto in queste righe in maniera confusa ed estremamente sintetica, ha certamente molti punti di interesse, soprattutto riguardo alla riflessione bioetica. Occorre dire che oggi più che mai molti studi scientifici sono condotti per capire l’interconnessione tra comportamento umano, biologia e psicologia. Non è quindi improprio porsi la domanda se ciò che decide l’uomo è tutto farina del suo sacco o è sempre condizionato dai processi mentali, da patologie, dai rapporti sociali, dalle convinzioni.

Di primo acchito è palese che si risponda che nessuno è pienamente libero di decidere ma questo dovrebbe, allo stesso modo, rientrare in quel processo di giudizio che si fa nei confronti di un’azione umana e, per chi deve giudicare un uomo, nei confronti dell’uomo stesso. Il rendersi conto dei condizionamenti che hanno portato una persona ad agire in un modo piuttosto che in un altro non toglie nulla alla verità del giudizio ma, anzi, rispetta di più la persona che ha agito.

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