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«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 10 aprile 2022

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito»

 

Dal Vangelo secondo Luca

Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori. Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno ». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.

Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».

Commento

Quest’anno leggeremo nella Domenica delle Palme la passione secondo il vangelo di Luca. In tutti i vangeli il racconto della passione è proporzionalmente la parte più consistente. I cristiani della prima generazione annunciavano la salvezza portata da Gesù morto e risorto e perciò il racconto che è stato tramandato per primo e con i maggiori dettagli è proprio quello della passione.

Inoltre raccontare la morte di Gesù dava la possibilità anche di interpretarla, cioè di leggerla come evento salvifico alla luce delle Sacre Scritture. Luca scrive la sua narrazione della passione partendo dal testo del vangelo di Marco al quale apporta variazioni per far risaltare maggiormente gli elementi teologici che gli interessano di più. Può quindi essere interessante prendere in considerazione le specificità di Luca.

Per prima cosa si nota che la passione di Gesù in Luca è meno drammatica che negli altri evangelisti: sono volutamente omessi particolari come gli schiaffi o gli sputi e non si parla di flagellazione o di coronazione di spine. Luca non vuole attirare l’attenzione sulla sofferenza di Gesù ma sul suo essere giusto sofferente, salvatore e maestro anche durante la sua passione.

Durante l’ultima cena, dopo l’istituzione dell’Eucaristia, introduce un discorso che raccoglie testi che gli altri evangelisti riportano in altre parti, creando un discorso d’addio degno di un grande maestro. Si tratta quasi di una sintesi del suo ministero che percorre i temi del servizio, dell’annuncio del Regno, della missione dei discepoli e dei rischi che questa comporta.

Alla fine del discorso, in Lc 22,35-38, Gesù fa capire che in lui si realizza la profezia del servo sofferente di Isaia: a questo drammatico annuncio i discepoli, fraintendendo l’esortazione a essere pronti al combattimento, estraggono due spade, mostrando di non aver ancora capito lo spirito di Gesù.

Anche nella scena della crocifissione troviamo delle importanti particolarità. Rivolto ai suoi carnefici Gesù dice: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» mettendo in pratica per primo il suo difficile insegnamento sul perdono dei nemici. Poi Luca amplia il riferimento dei sinottici ad alcuni che erano stati crocefissi con Gesù: il dialogo con i due ladroni mostra come il crocefisso sia davvero il Salvatore di tutti quelli che si rivolgono a lui con fede, il paradiso è aperto per i peccatori pentiti.

Infine il momento della morte ha una drammaticità contenuta, priva di angoscia; Gesù non esclama «Dio mio perché mi hai abbandonato» ma «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» citando il salmo 31,6. Il salmo 31 racconta di un giusto rifiutato dai suoi avversari e che si affida totalmente alla salvezza che viene da Dio. Lo stato d’animo di Gesù negli ultimi momenti della sua vita è quello di chi si abbandona fiducioso nelle mani del Padre. Dopo aver pregato emette l’ultimo respiro e muore.

La morte di Gesù è totalmente coerente con la sua vita e il suo insegnamento: egli è davvero il Salvatore e per tutti gli uomini esempio di vita buona anche nei momenti di maggiore difficoltà.

 

Satana: Luca introduce due volte nella passione l’agire di satana. In Lc 22,3 «satana entrò in Giuda» e in Lc 22,31 con le parole rivolte ai discepoli nell’ultima cena «ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano». Ricordiamo che dopo le tentazioni «il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato» (Lc 4,13).

Ecco qui due spade: nel vangelo di Luca al termine dell’ultima cena gli apostoli, fraintendendo le parole di Gesù sui tempi difficili che li aspettano, estraggono due spade, pronti a combattere. Uno di essi al momento della cattura di Gesù colpirà effettivamente con una spada il servo del sommo sacerdote tagliandogli un orecchio. In entrambi i casi Gesù reagirà bruscamente, quasi deluso da questa propensione alla violenza dei suoi discepoli

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