Pubblicato il

«A chi bussa sarà aperto»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 24 luglio 2022

«A chi bussa sarà aperto»

Dal Vangelo secondo Luca

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”». Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

 

Commento

Il Vangelo di questa domenica riporta insegnamenti di Gesù sulla preghiera e in particolare il Padre Nostro nella versione dell’evangelista Luca. I discepoli vedono Gesù pregare e nasce in loro il desiderio di imparare a pregare come lui. L’esempio della sua preghiera deve essere stato affascinante ed è anche per noi un grande stimolo. Gesù trascorre tempo in preghiera, sente di non poter vivere senza preghiera perché quello è il tempo in cui alimenta il rapporto con il Padre. Allora insegna il Padre Nostro, leggermente diverso dalla versione di Matteo che impariamo a memoria: infatti, mancano alcune parole ed è costituito essenzialmente di cinque domande.

Nella prima si chiede che sia santificato il nome del Signore. Questo avviene quando Dio è riconosciuto come Santo, cioè nella sua perfezione inaccessibile totalmente estranea al male, ovvero, in termini più esistenziali, quando la sua paternità è conosciuta e amata dagli uomini che si fidano di Lui affidandogli la loro vita. Le altre quattro domande riprendono dei temi importanti del Vangelo e dell’insegnamento di Gesù. Prima la venuta del Regno che è il grande argomento della predicazione di Gesù.

Poi la richiesta del pane quotidiano che ci rimanda alla moltiplicazione dei pani e dei pesci e a tutta l’attenzione che Gesù aveva verso il cibo e i bisogni degli uomini in generale. Segue il perdono dei peccati che Gesù ha tante volte concesso agli uomini, assieme all’impegno di perdonarci a vicenda mettendo in pratica l’amore verso i fratelli. Infine c’è la preghiera di non soccombere nelle tentazioni, che ci ricorda l’esperienza della tentazione di Gesù nel deserto e i tanti detti di Gesù sull’essere perseveranti e vigilanti per evitare che le nostre debolezze ci allontanino da Dio.

Il Padre Nostro è dunque quasi una sintesi dell’esperienza di Gesù e degli atteggiamenti di chi vuole vivere da cristiano. Ciò che chiediamo nel Padre Nostro Gesù l’ha già portato a noi: ci ha fatto conoscere l’amore del Padre, ha inaugurato il suo Regno, ci ha dato la fiducia di avere pane e certezza del perdono dei nostri peccati assieme ad una forza di vita che non viene meno. Noi continuiamo a pregare il Padre Nostro per sintonizzarci con i doni di Dio e per far sì che la nostra vita prenda una “forma” simile a quella di Cristo.

Poi Gesù continua raccontando la parabola dell’amico importuno, che con la sua insistenza ottiene i pani di cui ha bisogno nonostante sia notte. Ci sono i verbi chiedere, cercare e bussare. L’uomo si deve rivolgere a Dio con insistenza e audacia per ottenere i doni di cui parla il Padre Nostro. Chiedere anche le cose concrete di ogni giorno vuol dire sapersi innalzare dai nostri bisogni fino a colui che è la fonte della vita e l’origine di ogni bene.

Nella preghiera il Signore ci fa passare gradualmente dai nostri bisogni alla consapevolezza del bisogno fondamentale che noi siamo, desiderio di comunione con Lui. Poi ci sono due similitudini significativamente introdotte da “quale padre tra voi…”.  In questo tentativo di argomentare i buoni doni e di rassicurare riguardo all’esaudimento della preghiera c’è probabilmente il desiderio di rispondere a un dubbio che viene anche a noi. A volte sembra che Dio non risponda alle nostre preghiere ma che si faccia aspettare o addirittura non ascolti. Le parole di Gesù ci dicono che il Padre risponde sempre con buone cose e non dobbiamo dubitarne. Nelle ultime parole aggiunge un’importante precisazione e cioè che le buone cose alla fine sono sempre il dono dello Spirito Santo.

In fondo ogni nostra preghiera è richiesta dello Spirito Santo e anche le cose più pratiche e materiali che chiediamo sono una porta verso il mistero di Dio. Questo ci aiuta a vivere bene la preghiera di richiesta che non è cercare di piegare un Dio potente ai nostri desideri, ma partendo dai nostri bisogni innalzarci fino a Dio e al dono del rapporto con Lui, usare la concretezza della nostra vita per incontrare il Signore.

 

La preghiera di Gesù: la preghiera ha un posto importante nella vita di Gesù. Frequenta la liturgia in sinagoga e partecipa ai pellegrinaggi al tempio di Gerusalemme. Si ritira a pregare da solo sul monte (Mt 14,23) anche quando “tutti lo cercano” (Mc 1,37). La sua preghiera è fatta d’intimità silenziosa con il Padre ma riguarda anche la sua missione e la fede dei discepoli (Lc 22, 32). Nella lettera agli Ebrei la resurrezione è la risposta di Dio alle suppliche di Gesù di salvarlo dalla morte.

Pane quotidiano: la parola greca epiousios che traduciamo con “quotidiano” può indicare sia il “pane del giorno” che il “pane del futuro” cioè il “pane del tempo della salvezza”. Pane quotidiano può allora indicare il cibo e i bisogni concreti dell’uomo, ma anche la Parola di Dio e l’Eucaristia (così in Gv 6,31-33).

Condividi sui Social