Trentennale
Attualità
Pubblicato il Luglio 19, 2022

Trentennale della strage di via D’Amelio, le parole dell’arcivescovo di Palermo

Monsignor Lorefice nel trentennale della strage di via D’Amelio: “il profilo umano e di magistrato di Borsellino emerge ancor più nitido se mettiamo in risalto l’intenzionalità cristiana che lo guidava nell’esercizio della sua professione, spinto fino alla consapevole e libera determinazione del sacrificio della vita”

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (Foto Ansa / SIR)

 

“Non voglio assolutamente imporre un’etichetta religiosa a Paolo Borsellino, ma credo che il suo profilo umano e di magistrato emerga ancor più nitido se mettiamo in risalto l’intenzionalità cristiana – l’intenzionalità ‘cristica’ – che lo guidava nell’esercizio della sua professione, spinto fino alla consapevole e libera determinazione del sacrificio della vita”. Lo ha detto l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, nell’omelia della messa che ha celebrato in cattedrale, nella mattinata di oggi, martedì 19 luglio, nel trentesimo anniversario della strage mafiosa di via D’Amelio, dove persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti della scorta.

“Nessuno di noi può prendere parte a questo atto di memoria per puro formalismo o per mera forma convenzionale – ha aggiunto il presule -. Ma solamente per consapevolezza sostanziale. Siamo qui per assumerci in prima persona la responsabilità di fronte ai fatti, che, purtroppo, ancora devono essere ricostruiti e, soprattutto, riscattati da insabbiamenti, depistamenti, indolenze e connivenze. Altrimenti sarebbe una reiterata condanna di morte di questi meravigliosi amanti della nostra vita e della vita delle generazioni future che abiteranno le case, le piazze e le strade della nostra città e della nostra terra”.

L’arcivescovo ha ricordato l’intervento di Borsellino alla veglia organizzata, nella chiesa di San Domenico, il 20 giugno 1992, dove coglie e tratteggia lo spirito di Giovanni Falcone. “Rendiamo grazie a Dio anche per il chiaro orizzonte di fede che ha guidato Paolo Borsellino nel suo alto magistero di magistrato che ha raggiunto il massimo della carriera a cui può e deve aspirare chi esercita questa delicata e ardua professione con spirito di autentico servizio e totale indipendenza: il martirio, l’effusione del sangue. Per amore. L’unica carriera a cui aspira ogni vero discepolo del Crocifisso risorto”.

L’arcivescovo ha sottolineato come “la sua professione di magistrato porta dentro questa intenzionalità cristica”. “Autonomia teonoma: magistrato autonomo, indipendente. Uomo integro, cristiano per scelta, testimone di Cristo. Un autentico cristifidelis, un vero laico cristiano. Un uomo, un magistrato, un cristiano che ha speso la sua vita per ‘una lotta d’amore’”. Infine, parafrasando la pagina evangelica odierna (cfr Mt 12,46-50), monsignor Lorefice ha chiesto: “Chi è fratello e amico di Paolo Borsellino, di Giovanni Falcone, dei valorosi uomini e donne delle loro scorte? Chiunque fa suo l’animo e la volontà di Paolo e di Giovanni – ha risposto -. Solamente questi è loro fratello e amico”.

(F.P.)

FONTE: SIR

 

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