Presentato
Cultura e Spettacoli
Pubblicato il Settembre 22, 2022

Presentato il catalogo delle opere del Museo Diocesano

Fasani: “Promuovere cultura per umanizzare la società”.

 

“Una passeggiata (virtuale) con il Prefetto” alla scoperta dei tesori della Biblioteca Capitolare di Verona, di questo hanno potuto godere i presenti all’incontro di presentazione del catalogo del Museo Diocesano di Carpi, giovedì 15 settembre, che ha visto l’intervento di monsignor Bruno Fasani. Un contributo appassionato e competente che ha messo in luce soprattutto la necessità di credere ed investire nella promozione culturale da parte di tutti i soggetti attivi nella società, lo Stato, la Chiesa e i privati. La serata si era aperta con i saluti dell’assessore alla cultura Davide Dalle Ave che ha sottolineato lo sforzo dell’Amministrazione Comunale per mettere in rete tutti gli istituti culturali presenti in città e favorire la loro valorizzazione. E’ seguita poi la descrizione del catalogo da parte del direttore Andrea Beltrami, che ha ringraziato tutti i collaboratori in particolare i fotografi Mario Mazzurana, Rita D’Ambrosio e Marino Luppi, cui va gran parte del merito del volume fotografi co, insieme alla traduttrice per la versione inglese Jessica Lodi.

“Ritengo che un museo, anche un museo diocesano, – ha dichiarato mons. Fasani ai microfoni di NotizieTV – porti un messaggio culturale fondamentale, perché è la cultura che riesce ad affinare la sensibilità, l’animo della gente. Oggi ho l’impressione che la cultura sia da una parte di tipo nozionistico, oppure che qualche volta la si riduca ad essere un investimento laddove può trainare un indotto economico legato ai circuiti turistici. La cultura in realtà è un qualche cosa che deve entrare nella sensibilità della gente, deve umanizzare le persone. Inoltre credo che un museo si giustifichi anche perché contribuisce a tenere viva la memoria. Dobbiamo portare in questi luoghi le nuove generazioni magari senza tanti commenti. Queste sono le generazioni che si renderanno conto, forse inconsciamente, di cosa hanno voluto dire nei secoli la bellezza, l’arte, la musica e la fede, tutto quello che consideriamo come espressioni della cultura. Allora rievocare il valore di questa memoria in un tempo che non crede nella memoria, perché noi viviamo in un’epoca digitale che non ha bisogno della memoria, è un grande servizio all’intelligenza e alla umanizzazione della società”.

 

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