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Editoriale - Osare la speranza

Gli elettori, pochi, gli eletti e l’impegno di tutti.

Osare la speranza

di Luigi Lamma

 

“Fa riflettere il dato dell’affluenza, che crolla di nove punti rispetto al 2018 e scende al 63,95%, nuovo minimo storico”. Così, in due righe, il dato sulla partecipazione al voto viene travolto dal diluvio di numeri e di percentuali seguiti allo spoglio delle schede. Ci sarà tempo per approfondire numeri e ragioni di questa disaffezione crescente, eppure l’analisi del voto non può che partire da questa prima, palese, sconfitta della partecipazione democratica. È lecito parlare di sconfitta perché il rischio astensionismo aleggiava fin dall’inizio su questa anomala tornata elettorale, partita a ferragosto e proseguita stancamente fino al 25 settembre e a nulla sono valsi gli appelli agli indecisi ad andare a votare. Compreso quello dei Vescovi italiani che, a pochi giorni dalla scadenza elettorale, hanno diffuso un messaggio “alle nostre comunità, a tutte le donne e gli uomini d’Italia” dal titolo “Osare la speranza” nel quale, in modo molto esplicito, si ribadiva che “il voto è un diritto e un dovere da esercitare con consapevolezza. Siamo chiamati a fare discernimento fra le diverse proposte politiche… Il voto è una espressione qualificata della vita democratica di un Paese”.

Il verdetto delle urne ha sancito ciò che i sondaggi avevano anticipato da tempo: la netta affermazione della coalizione di centrodestra con un deciso spostamento dei consensi su Fratelli d’Italia e un ridimensionamento della Lega. Per il resto poche sorprese, se non la tenuta del Movimento 5 Stelle in particolare al sud. A tal proposito anche la geografia del voto offrirà interessanti considerazioni. A livello locale, nei collegi di Carpi e di Modena, tiene la coalizione di centrosinistra che ha visto anche l’affermazione dei candidati all’uninominale. Ora che accade? Dopo una legislatura turbolenta terminata con l’esperienza del governo tecnico politico guidato da Mario Draghi si dovrebbe ripartire con una chiara maggioranza politica così come uscita dalle urne e, stando alle premesse, con la novità di una donna alla guida del governo. Al di là di quelle che saranno le scelte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo le consultazioni, speriamo brevi, dei partiti, torniamo al messaggio dei nostri Vescovi che dedica un paragrafo agli “Eletti” che è bene riprendere integralmente.

“Chiediamo ai futuri eletti di non dimenticare mai l’alta responsabilità di cui sono investiti. Il loro servizio è per tutti, in particolare per chi è più fragile e per chi non ha modo di far sentire la sua voce. L’agenda dei problemi del nostro Paese è fitta: le povertà in aumento costante e preoccupante, l’inverno demografi co, la protezione degli anziani, i divari tra i territori, la transizione ecologica e la crisi energetica, la difesa dei posti di lavoro, soprattutto per i giovani, l’accoglienza, la tutela, la promozione e l’integrazione dei migranti, il superamento delle lungaggini burocratiche, le riforme dell’espressione democratica dello Stato e della legge elettorale… È il tempo di scelte coraggiose e organiche. Non opportunismi, ma visioni. Vi invitiamo a vivere la responsabilità politica come ‘la forma più alta di carità’”. Se c’è il dovere di vigilare e di stimolare i politici ad avere questa alta considerazione del loro servizio al bene comune resta la responsabilità di ogni singolo cittadino a sentirsi partecipe della vita pubblica “attraverso tutti gli strumenti che la società civile ha a disposizione”.

“Dipende da noi: impegniamoci”: con queste parole inizia l’esortazione dei nostri Pastori, e da qui nasce la consapevolezza del valore di un impegno educativo, anche specifico per l’ambito socio-politico (a dal magistero sociale di Papa Francesco), e caritativo che la Chiesa non smette di proporre a servizio del Paese perché “l’Italia ha bisogno dell’impegno di ciascuno, di responsabilità e di partecipazione. Vicini e solidali con chi soffre ed è in cerca di risposte ai tanti problemi quotidiani”.

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