Il
In cammino con la Parola
Pubblicato il Ottobre 5, 2022

Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 9 ottobre 2022.

 

Nel suo cammino verso Gerusalemme Gesù incontra tante persone e fa molti discorsi. Il vangelo di oggi descrive l’incontro con ben dieci lebbrosi che vanno verso Gesù e, stando a distanza, lo chiamano maestro e chiedono che mostri il suo amore misericordioso e potente guarendoli. Nel vangelo di Luca Gesù ha già incontrato un lebbroso (Lc 5,12-16), e dopo averlo toccato con una mano, lo guarisce. Ora non ha bisogno neanche del contatto fisico ma con la sola forza della parola, gli ingiunge di presentarsi ai sacerdoti per il riconoscimento della guarigione. E tanto basta perché durante il tragitto siano tutti guariti. La parte interessante di questo miracolo multiplo è nei versetti seguenti. Uno dei dieci lebbrosi, una volta guarito, decide di tornare indietro per ringraziare Gesù.

I verbi usati nel racconto parlano di lode a Dio e del gesto della prostrazione, che è un chiaro segno della consapevolezza di trovarsi davanti a un essere divino. Inoltre, l’unico che torna indietro a ringraziare è un samaritano, dunque uno straniero malvisto (nel testo si dà per scontato che gli altri fossero ebrei). Gesù commenta questo evento, facendo notare che solo uno è tornato a rendere gloria a Dio e proprio lo straniero. Questo racconto ricorda la storia di Naaman (2Re 5), comandante dell’esercito del re di Aram, che era malato di lebbra e va a farsi guarire dal profeta Eliseo, che non lo riceve nemmeno, ma lo manda a bagnarsi nel fiume Giordano. Completamente guarito dopo il bagno e convertito al Dio di Israele, Naaman torna da Eliseo per ringraziarlo.

Il ringraziamento, unito al riconoscimento della divinità di chi ha compiuto il miracolo, è uno dei temi forti del vangelo di oggi. Nella prima parte del racconto tutti e dieci i lebbrosi hanno avuto fede in Gesù perché sulla sua parola sono partiti verso il tempio, confidando di essere guariti. Ma il samaritano è l’unico che, avendo riconosciuto la divinità di Gesù, ha fatto una vera esperienza di salvezza. Un conto è essere guariti e avere fede nel potere di un guaritore, un altro è riconoscere che Dio si è fatto vicino e incontrarlo. Aggiungiamo poi che rendere lode a Dio e ringraziarlo è uno degli atteggiamenti fondamentali del credente, in particolare nel vangelo di Luca (basti pensare al Magnificat).

La gratitudine è la capacità di risalire alla fonte del bene e di darle un nome, il riconoscere che le cose belle della nostra vita ci sono donate da qualcuno. Ogni giorno possiamo godere di tanti doni, da cose semplici come il cibo, il sole e la natura fino ad arrivare alle persone che amiamo e alla vicinanza di Dio. È importante non dare tutto per scontato ma, assaporando tutti gli aspetti della nostra vita, saper rendere grazie al Signore. Un cuore gioioso e grato è un aspetto decisivo della spiritualità cristiana. Quanto è velenosa al contrario per la nostra vita la continua lamentela, la negatività, il rammaricarsi sempre per quello che non c’è. Alla fine, Gesù dice al lebbroso: «va’, la tua fede ti ha salvato». Salvezza è anche un’attitudine verso la vita che sa apprezzare quello che abbiamo e contemporaneamente lavorare con coraggio e speranza per costruire un futuro bello che intuiamo possibile.

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