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Rinnovare il linguaggio dell’annuncio

Domenica 9 ottobre alle ore 20.45 in Cattedrale il vescovo Erio consegna le linee pastorali per il nuovo anno e conferisce il mandato ai catechisti.

Rinnovare il linguaggio dell’annuncio

 

“Di una sola cosa c’è bisogno”: è questa la frase di Gesú che dà il titolo all’incontro diocesano di domenica 9 ottobre (alle ore 20.45 in Cattedrale a Carpi) nel quale il vescovo Erio Castellucci traccerà le linee del nuovo anno pastorale, secondo del Cammino sinodale. E’ proprio su questa strada, in ascolto di ciò che attraverso il lavoro sinodale lo Spirito dice alle Chiese, che la chiesa carpigiana cercherà di sintonizzarsi ancora più concretamente con ciò che è veramente essenziale. Con il lavoro dei gruppi sinodali realizzati nel primo anno dedicato all’ascolto ogni diocesi ha contribuito alla definizione dei “Cantieri di Betania”, lo strumento indicato dalla CEI per proseguire il cammino sinodale. Uno degli obiettivi dei cantieri, e delle chiese di Carpi e di Modena-Nonantola in stretta comunione, è quello di coinvolgere coloro che finora sono rimasti più ai margini di questa consultazione. Il brano evangelico di riferimento, l’incontro di Gesù con Marta e Maria nella casa di Betania (Lc 10,38-42), contiene parole che aiuteranno a costruire il percorso di questo secondo anno ancora dedicato all’ascolto delle narrazioni personali e comunitarie.

I “Cantieri di Betania” individuati sono tre, il primo è il “cantiere della strada e del villaggio”, per mettersi in ascolto dei diversi “mondi” dove i cristiani sono inseriti. Si cercherà a livello diocesasulla no di allargare l’ascolto alle persone fragili ed emarginate, ai giovani che hanno partecipato in modo decisamente minoritario alla prima fase così come il mondo del lavoro e della cultura e dell’impegno civile. Il “cantiere dell’ospitalità e della strada”, richiama alla casa di Betania come luogo ospitale e accogliente per coloro che lungo il cammino desiderano fare sosta. È questo stile accogliente e famigliare che deve ispirare le nostre comunità per essere attraenti e rendere la chiesa un luogo in cui tutti si sentono accolti e non giudicati, in cui si testimoniano relazioni leali e sincere capaci di valorizzare il contributo di ciascuno. In questo cantiere le nostre comunità sono chiamate a verifi care se sono più concentrate sull’organizzazione e sulle strutture a discapito di relazioni che creano uno stile di famiglia accogliente soprattutto verso i più deboli. Il terzo cantiere è denominato “cantiere delle diaconie e della formazione spirituale” ed è ispirato dall’immagine di Maria seduta in ascolto delle parole di Gesù, mentre Marta, affannata nei molti servizi, chiede a Gesù di dire a Maria di aiutarla. Come ha ricordato il vescovo Erio: “l’ascolto della parola di Gesù attiva il servizio e il servizio, per non scadere nell’ansia, chiede collaborazione. Nasce così un circolo virtuoso tra parola, ascolto e servizio.

Questo cantiere ci invita a ritrovare nell’ascolto della Parola di Dio la sorgente del servizio reciproco e che sia un servizio fatto con gioia e con il sorriso che accoglie, perché questa è la vera testimonianza che possiamo dare al mondo”. Infine c’è un quarto cantiere scelto dalle singole diocesi che per Carpi e Modena-Nonantola sarà il “cantiere del linguaggio”, focalizzato catechesi, sulla liturgia e sull’omelia. Dalla sintesi diocesana del primo anno era infatti emerso ad esempio che la liturgia, riti e simboli, per molte persone risulta fredda, distante e priva di significato così come dall’omelia ci si aspetta più coralità e vicinanza. Anche la catechesi sembra dover ritrovare un suo linguaggio, specie verso i giovani e nell’iniziazione alla vita cristiana.

“Quella del cantiere – spiega il sussidio nazionale – è un’immagine che indica la necessità di un lavoro che duri nel tempo, che non si limiti all’organizzazione di eventi, ma punti alla realizzazione di percorsi di ascolto ed esperienze di sinodalità vissuta, la cui rilettura sia punto di partenza per la successiva fase sapienziale”. I “cantieri” sinodali offrono piste di lavoro che, innestandosi nella pastorale ordinaria delle comunità parrocchiali e dei gruppi, continuano a promuovere lo stile della conversazione spirituale che ha caratterizzato positivamente il primo anno di ascolto, per crescere come Chiesa sempre più attenta alle relazioni e alle persone.

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