Il gusto del bene comune
Rubriche, Trame di bellezza

Pubblicato il

14 Ottobre 2022

Il gusto del bene comune

Trame di bellezza

di Paolo Barani

 

Non so esattamente per quale motivo i programmi televisivi e i canali social che mostrano cuochi stellati e in erba all’opera in cucina riscuotano un così grande successo. La spiegazione che personalmente mi sono dato è che telespettatori e follower siano attratti dalla ricerca del gusto, non soltanto del piatto proposto, ma più in generale, dal gusto per la vita. Cucinare piatti saporiti è certamente una gioia per il palato, ma è forse anche simbolo della ricerca di una gioia più grande, quella per una vita lieta vissuta in armonia con le persone che ci circondano. Non a caso, infatti, solitamente ci si mette a tavola con altri in un clima di condivisione e fraternità. Tutti, d’altro canto, abbiamo anche fatto esperienza della tristezza che si vive pranzando o cenando in solitudine.

Che cosa c’etra tutto ciò con il “bene comune”? Per parlarne, la metafora culinaria è forse la più azzeccata, sia in termini di contenuti (che cosa è il bene comune), sia di modi (come si realizza). I beni, in generale, sono i mezzi e gli strumenti attraverso i quali individui e gruppi possono soddisfare i propri bisogni. Pensiamo, ad esempio, al cibo, agli indumenti, alle abitazioni, ma anche al lavoro, alla cultura e quant’altro soddisfa una nostra mancanza. Il bene comune, però, è molto più di uno strumento ed è molto più della somma dei singoli beni. Si tratta infatti di un bene che condivide la caratteristica di essere strumento, ma anche di essere un fine, un obiettivo.

Inoltre, emerge come realtà sovraordinata a tutti i singoli beni. Complesso da comprendere? Forse sì, ma ecco che la metafora di cui sopra ci può aiutare. Un buon piatto, non necessariamente complesso, nasce da una sapiente integrazione di ingredienti, a volte anche in minime quantità, la cui assenza rischia di vanificare il risultato finale. L’esito spesso non ci consente di distinguere ogni singola componente, ma ci restituisce un’esperienza complessiva di gusto.

Così è forse un po’ più semplice, ma, credo, non lontano dalla realtà. Il bene comune è infatti quella situazione in cui i singoli e i gruppi vivono condizioni che permettono uno sviluppo integrale dell’esistenza di tutti e di ciascuno (cfr. GS 26), che consentono, cioè, il gusto per la vita.

Tutti noi, donne e uomini, siamo chiamati a contribuire a questa continua costruzione che non si può mai dire compiuta, ma che è sempre in divenire, che è meta sempre da raggiungere. Nuovi ingredienti, nuove quantità, nuovi equilibri, senza l’ansia di voler chiudere la ricerca una volta per tutte. Ogni chiusura è deleteria in quanto porta ad assolutismi ciechi alla creatività umana e, per chi ha fede, al soffio dello Spirito Santo.

Dignità della persona umana, solidarietà, sussidiarietà, famiglia, lavoro, economia, politica, ambiente, pace e giustizia sono alcuni degli ingredienti di base. Come vedete c’è spazio per tutti, proprio per tutti! Nelle prossime rubriche li approfondiremo sperando di contribuire alla loro comprensione e ad un rinnovato desiderio di partecipazione costruttiva. Alla prossima!

 

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