Una
Il Settimanale
Pubblicato il Ottobre 29, 2022

Una vita spesa per le parrocchie e i giovani

7 novembre, San Vincenzo Grossi.

Vincenzo Grossi nasce a Pizzighettone (Cremona) il 9 marzo 1845, penultimo dei dieci figli di una famiglia proprietaria di un mulino. Entra in seminario e viene ordinato sacerdote il 22 maggio 1869, dopo sacrifi ci e impegno. Trascorre i primi anni di ministero nelle parrocchie vicine, nel 1873 è nominato parroco a Regona, frazione del suo paese, per cercare di rimediare ai danni compiuti (secondo la testuale definizione del vescovo) da un “disgraziato antecessore” che ha desertifi cato la parrocchia. Ci riesce presto e bene, trasformandola in un “conventino”, come dicono i confratelli un po’ invidiosi, dimenticando la preghiera e la penitenza che deve investire per ottenere un simile risultato. Perché don Vincenzo per tante ore al giorno è prigioniero del confessionale nel tentativo di “costruire” le coscienze, mentre almeno altrettante le passa in prolungato colloquio davanti al tabernacolo. Dai giovani si lascia tranquillamente in-vadere la canonica e anche svuotare la dispensa, con grande disappunto della “perpetua”, che non riesce a capire che queste feste parrocchiali sono un modo per tenerli lontano da compagnie e divertimenti pericolosi. A preoccuparlo, però, è la gioventù femminile, per arrivare alla quale pensa di farsi aiutare dalle migliori ragazze che si sono affidate alla sua direzione spirituale. Prendono così forma le Figlie dell’Oratorio, che per letizia e “santa giovialità” devono ispirarsi a San Filippo Neri, per carisma devono essere a servizio della gioventù e lavorare in stretta collaborazione con i parroci, per abito devono avere un vestito semplice e senza velo per poter meglio avvicinare le ragazze.

Il sogno di questa nuova congregazione prosegue anche quando, nel 1883, il vescovo gli chiede il grosso sacrificio di lasciare Regona per andare a Vicobellignano, una parrocchia difficile con una forte presenza metodista. Qui deve adottare un nuovo stile pastorale, più “in uscita”, a cominciare da questi fratelli “separati”. Il peso degli anni, un po’ di delusione nella risposta di alcuni parrocchiani, lo portano a ipotizzare di lasciare la parrocchia per dedicarsi esclusivamente alle sue Figlie, ma il vescovo lo convince a rimandare questo passo perché la parrocchia ha ancora bisogno di lui. Muore il 6 novembre 1917 di peritonite fulminante e subito si accorgono che è morto un santo, fattosi tale, nella quotidianità più anonima, “semplicemente” facendo il parroco e, insieme, gettando l’occhio al di là del proprio orticello per venire in aiuto alle necessità della Chiesa. Viene canonizzato il 18 ottobre 2015. (tratto da Santi e Beati).

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