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Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 6 novembre 2022.

Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto

 

Dal Vangelo secondo Luca

«In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Commento

Il lungo racconto di viaggio che occupa la parte centrale del vangelo di Luca termina in Lc 19,28; una volta entrato in Gerusalemme Gesù trascorre la maggior parte del tempo nel tempio insegnando e discutendo. Sono vicini i giorni della passione e cresce la tensione nei confronti di Gesù, come si vede soprattutto nei brani delle controversie. Oggi leggiamo uno di questi testi in cui un gruppo particolare si rivolge a Gesù sottoponendogli questioni spinose con intento polemico. In questo caso sono i sadducei, un gruppo poco numeroso e socialmente elevato che non credeva nella resurrezione e appunto su questo tema interroga Gesù.

Per la legge del levirato (Dt 25,5ss) se un uomo moriva senza avere avuto figli, il fratello prendeva in moglie la vedova per dargli una discendenza. Il caso presentato è quello di una donna che sposa successivamente sette fratelli senza averne figli e la questione posta a Gesù è di chi sarà moglie questa donna in un eventuale mondo di risorti. L’intenzione è di mostrare, con questo caso particolare e difficile da risolvere, quanto sia incredibile e fantasiosa la dottrina della resurrezione. Gesù invece crede nella resurrezione e risponde difendendo la sua posizione con argomentazioni che rispecchiano le modalità dei dibattiti rabbinici dell’epoca.

La prima argomentazione si basa sul fatto che la vita nella resurrezione è radicalmente diversa da quella nel tempo ordinario e non ha più senso parlare di mogli e mariti. Gli uomini saranno come angeli, nel senso che non moriranno più e dunque non si porrà più la questione della procreazione. Nell’Apocalisse di Baruch, un testo apocrifo del I secolo d. C., si dice che i risorti «saranno resi come sono gli angeli, e saranno fatti uguali alle stelle, e saranno cambiati in qualsiasi forma desiderano» (2 Baruch 51,10). Poi Gesù aggiunge che gli uomini sono figli della resurrezione, cioè figli di Dio, e dunque il futuro, che pure non conosciamo nei particolari, sarà nella completa comunione con Dio.

L’errore principale dei sadducei è di pensare la vita eterna come una continuazione e potenziamento della vita terrena. Gesù invece pensa a qualcosa di totalmente diverso e fondamentalmente indescrivibile, perché è partecipare alla vita di Dio. In realtà Gesù non è interessato a descrivere il futuro ma vuole suggerire il senso dell’esistenza nella vita eterna.

Poi Gesù aggiunge un’argomentazione di tipo scritturistico e cita le parole di Dio al roveto ardente dove, presentandosi a Mosè, dice di essere il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe (Es 3,1-6). Poiché Dio è Dio dei vivi e non dei morti, bisogna che in qualche modo i patriarchi siano ancora vivi. In quest’argomentazione emerge chiaramente che per Gesù Dio è talmente dalla parte della vita e che non ha senso pensare a un potere della morte nella storia. Non dimentichiamo che nel racconto di Luca siamo vicini ai giorni della passione e quindi in Gesù doveva essere forte la speranza e la fede che il Padre non abbandona i suoi figli alla morte.

Anche la nostra fede si deve nutrire della fiducia in un Dio pieno di vita, che non si compromette mai con le negatività del mondo. Una fede così si manifesta fin da ora in una passione fattiva per tutto ciò che difende e fa crescere la vita. Questo brano poi ci suggerisce una particolare cura per i nostri pensieri religiosi che a volte sono troppo schematici come quelli dei sadducei. Gesù ci insegna a non perderci in riflessioni aride e astratte ma a usare le nostre parole per dar voce a una viva esperienza spirituale.

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