Sacerdote pienamente uomo
Editoriali
Pubblicato il Novembre 9, 2022
Editoriale

Sacerdote pienamente uomo

Verso l’ordinazione dono per la chiesa di Carpi.

 

di Francesco Cavazzuti

Dice Gesù: “… questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto mi ha dato…” (Gv 6,39). Il Signore vuole che nessuno vada perduto, tutti, e tutto di noi, viene raccolto dall’abbraccio di amore del Padre, “lento all’ira e grande nell’amore” (Sal 103,9). Queste sono alcune delle parole che mi hanno accompagnato, e che mi hanno dato molto da pensare, in questi anni di formazione in seminario. Mi chiamo Francesco Cavazzuti, sono di Carpi e ho 40 anni. Molti credono che ne abbia meno, ma è proprio così, non sono un ragazzino. Questo anche per sottolineare il fatto, e non per giustificarmi, che la vocazione dura quanto la vita, e può essere che un adulto si decida per il Signore dopo aver lavorato e vissuto le esperienze che fanno parte del comune vivere umano.

Il tempo del seminario, non so come, è riuscito a farmi crescere ancora un po’, e a vivere con maggior consapevolezza il desiderio di donare la vita al Signore e ai fratelli. Non sono stati anni facili, ma è stato un tempo di allenamento, in cui la grande palestra è stata quella della convivenza con persone che non mi sono scelto e con storie molto diverse dalla mia, oltre che lo sperimentare un rapporto più assiduo e riservato al Signore nella preghiera.

Il servizio in parrocchia, assieme alle esperienze del carcere e della comunità del Ceis, sono state fondamentali per la conoscenza sia delle realtà propriamente ecclesiali, che del mondo, e hanno arricchito la mia vita di incontri e di persone, con le quali sono cresciuto anzitutto io. Non posso raccontarvi qui dei due mesi trascorsi a Pavia, come mi chiede Pietro, perché ne avrei troppe. Dico solo che è stato un dono. Nella veglia di preghiera in preparazione all’ordinazione non mancherò di farvi riferimento.

È difficile dire con esattezza cosa mi abbiano lasciato questi anni di seminario ed esperienze annesse: forse è più un auspicio che la realtà, ma spero che mi abbiano reso un poco più umano, più uomo secondo Dio. Un grande grazie a tanti per l’affetto, la preghiera, la carità con cui mi sono stati vicini.

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