La
Attualità, Il Settimanale
Pubblicato il Dicembre 2, 2022

La Scuola del futuro

Eraldo Affinati ha incontrato alunni e docenti: “La classe deve diventare la città, lo spazio aperto, il laboratorio in cui gli studenti apprendono”.

 

di Claudio Cavazzuti

L’incontro con lo scrittore Eraldo Affinati, avvenuto lo scorso 21 novembre presso il cinema Corso, ha rappresentato il terzo appuntamento organizzato nell’ambito delle celebrazioni per i 130 anni di storia della scuola Sacro Cuore. Eraldo Affinati, oltre a essere uno scrittore conosciuto in tutta Italia, è anche un uomo di scuola. Dalle sue pubblicazioni emerge la sua passione per l’insegnamento e la scuola in generale. Alcuni titoli in particolare, in maniera anche provocatoria, suggeriscono l’idea di una scuola molto originale. Già in “Veglia d’armi. L’uomo di Tolstoj”, la sua opera d’esordio, Affinati riflette sulla figura straordinaria di Tolstoj, come lui scrittore e insegnante, nonché fondatore di scuola per i figli dei contadini servi.

La riflessione prosegue in “Un teologo contro Hitler. Sulle tracce di Dietrich Bonhoeffer”, anch’egli direttore di un seminario clandestino a Finkenwalde, per la formazione di sacerdoti non compromessi col nazismo. Centrale nella sua riflessione, diventano poi la figura di don Lorenzo Milani e la scuola di Barbiana, cui ha dedicato ben due libri: “L’uomo del futuro”. “Sulle strade di don Lorenzo Milani” e “Il sogno di un’altra scuola. Don Lorenzo Milani raccontato ai ragazzi”. Particolarmente “pungente” poi, in questi giorni in cui infuria il dibattito sul merito, il titolo “Elogio del ripetente”.

La riflessione di Affinati su diversi modelli di scuola ha avuto come conseguenza la realizzazione, insieme alla moglie Anna Luce Lenzi, dell’esperienza delle Scuole Penny Wirton, ormai diffuse in numerose regioni italiane, in cui centinaia di volontari si impegnano nell’alfabetizzazione di stranieri.

La serata, condotta con grande entusiasmo e capacità da Silvia Nieddu, dopo un saluto iniziale del sindaco Alberto Bellelli, che ha sottolineato l’importanza di un sistema integrato in cui collaborano realtà differenti, come le scuole statali, paritarie pubbliche e paritarie a gestione privata, è stata l’occasione per conoscere il succo della riflessione di Eraldo Affinato sul mondo della scuola. Dalle risposte a Silvia Nieddu e alle domande poste dai ragazzi di prima media, impegnati nella lettura del suo romanzo sulla scuola di Barbiana, è emerso che per Affinati la scuola del futuro deve avere caratteristiche ben chiare. Anzitutto deve essere inclusiva, perché ai forti fa bene aiutare i deboli e viceversa. Anzi, a ben pensare, nessuno è sempre forte o debole.

Ma dalla collaborazione di ciascuno nasce, per così dire, la forza. In seconda battuta, le scuole devono essere in grado di uscire da quella che lui chiama “la pazza classe”, ovvero un luogo chiuso che perpetua modalità didattiche ormai desuete: la classe deve invece diventare la città, lo spazio aperto, il laboratorio in cui, facendo e facendo insieme, gli studenti apprendono in maniera significativa. La scuola inoltre non può essere il luogo di una competizione per il voto, in cui primeggiano magari quelli che partono da situazioni migliori, ma il luogo della condivisione della bellezza dell’apprendimento. Infine, la scuola non può escludere le nuove tecnologie, che contraddistinguono le nuove generazioni e che riescono ad accendere e convogliare le loro passioni ed energie.

Ma tutto ciò sarebbe irrealizzabile, ha insistito più volte Affinati, senza la figura di insegnanti capaci di riappropriarsi del loro ruolo, capaci di guardare negli occhi i loro studenti e capaci di costruire una vera e solida relazione. Insegnanti che hanno fatto una scelta chiara, che esclude altre opzioni, che è anche una scelta morale. Questa scuola del futuro, ha sottolineato Affinati, affonda le radici nella tradizione pedagogica italiana, da Maria Montessori a Mario Lodi a don Milani, che valorizza e vivifica. Ed è in questa continuità che vorremmo muoverci.

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