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Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 15 gennaio 2023.

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Commento

Nella prima domenica dopo il tempo di Natale incontriamo Gesù già adulto in un brano del vangelo di Giovanni. Siamo ancora nel primo capitolo del vangelo e dopo il prologo Giovanni introduce la figura di Gesù. Nei versetti di Gv 1,19-28 ci sono tre sezioni: nella prima Giovanni Battista risponde ai giudei che gli chiedono di definirsi, nella seconda da testimonianza a Gesù e nella terza alcuni discepoli passano da Giovanni a Gesù. I versetti che ascoltiamo questa domenica si concentrano sulla testimonianza di Giovanni verso Gesù, nei versetti dal 29 al 34. Colpisce subito la disponibilità di Giovanni a non vedere solo se stesso riflesso nel mondo, ma a essere disposto a incontrare e apprezzare un altro.

Nell’incontro con l’altro c’è sempre la possibilità di scoprire una traccia di Dio e di vivere nell’apertura un autentico scambio d’amore. La scena avviene nei territori dove il Battista sta predicando, lì Giovanni vede venire Gesù e si riferisce a lui indicandolo ai suoi discepoli come l’“agnello di Dio”. Troviamo questa espressione riferita a Gesù solo nel vangelo di Giovanni (di nuovo al versetto 36) ed è diventata molto famosa. La possiamo comprendere facendo riferimento all’antico testamento in cui troviamo in particolare due passi da tenere presenti. Nel profeta Isaia in uno dei brani in cui si profetizza sulla figura del servo sofferente, si dice che «era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca» (Is 53,7).

È possibile anche vedervi l’agnello pasquale immolato nella notte dell’esodo dall’Egitto e mangiato nella Pasqua ebraica (secondo l’evangelista Giovanni Gesù è condannato nell’ora in cui i sacerdoti sacrificano gli agnelli per la festa di Pasqua, cfr. Gv 19,14). Infine, aggiungendo un riferimento tratto dal genere apocalittico possiamo pensare anche all’agnello immolato e innalzato dell’Apocalisse che sconfigge il peccato (Ap 14,10; 17,14). Probabilmente tutti questi rimandi contribuiscono a creare il significato della parola “agnello” con riferimento a Gesù. Nella logica del racconto questa descrizione simbolica di Gesù è tanto efficace che, nei versetti seguenti a quelli di oggi, alcuni discepoli del Battista lo abbandonano per seguire il nuovo maestro.

Infatti, chi può togliere il peccato ha in mano il segreto della vita perché può fare in modo che i nostri fallimenti non ci condannino definitivamente ma al contrario siano investiti da una forza di bene che fa ripartire l’esistenza. Anche noi sperimentiamo che in Gesù pos-siamo non restare intrappolati nelle nostre pochezze e che c’è una forza di vita che supera i nostri limiti. In altre parole scopriamo che Gesù, l’agnello di Dio, è il salvatore. La testimonianza di Giovanni poi continua in un testo molto interessante che in pratica è l’analogo del battesimo di Gesù narrato dai vangeli sinottici.

Nel vangelo di Giovanni non si narra il battesimo di Gesù ma solo si vede il Battista che ne costata gli effetti, cioè lo Spirito che scende come colomba e la rivelazione che Gesù è Figlio di Dio. Questa espressione ci parla di una connessione fondamentale con Dio, è l’intuizione di un intimo rapporto d’amore con il Padre che segna la realtà più profonda di Gesù. Con il battesimo anche noi diventiamo figli nel Figlio e dunque questa connessione di amore, questo cordone ombelicale, riguarda anche a noi. Resi figli nel Figlio siamo anche fratelli tra noi e capaci di far nascere una nuova umanità. Anche a noi come a Giovanni Battista rimane il compito di testimoniare con la vita di avere incontrato l’Agnello e di essere inseriti in una rete di legami di amore nei quali siamo figli cioè liberi, fedeli e capaci di fraternità.

L’opera d’arte

Jan van Eyck, Adorazione dell’Agnello mistico (1426-32), Gand, Cattedrale di San Bavone. Vedendo avvicinarsi Gesù, dice Giovanni il Battista nel Vangelo di questa domenica: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”. Parole che trovano una monumentale rappresentazione nel Polittico di Gand (Belgio) dipinto da Jan van Eyck – anche se si dice sia stato iniziato dal fratello Hubert -, grande maestro della pittura fiamminga.

Nel particolare qui a fianco, tratto dal pannello centrale del registro inferiore, è raffigurata una scena grandiosa: nel giardino del Paradiso su di un altare troneggia l’Agnello di Dio, immagine di Cristo, che versa incessantemente il suo sangue, raccolto in un calice. Lo adorano quattordici angeli, di cui quattro recano gli strumenti della passione.

In alto, lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, irradia la luce della grazia. In basso, si trova la fontana della vita con le sue acque inesauribili, mentre intorno sono presenti quattro gruppi di adoratori. Un’articolata composizione che vuole indicare come il trionfo dell’Agnello sia il cuore della storia della salvezza e, nello stesso tempo, la gloria dei Santi.

V.P.

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