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Una vita per il nostro patrimonio d’arte

Il Signore ha chiamato a sé lo scorso 21 dicembre Alfonso Garuti, primo direttore dell’Ufficio beni culturali e fondatore del Museo diocesano

Una vita per il nostro patrimonio d’arte

 

Profondo cordoglio ha suscitato la scomparsa dello storico dell’arte Alfonso Garuti, all’età di 83 anni, avvenuta lo scorso 21 dicembre. Le esequie sono state presiedute dal vicario generale, monsignor Gildo Manicardi, sabato 24 dicembre, in Cattedrale. Prima della liturgia, il feretro ha sostato presso il Museo diocesano, che era per Alfonso come una seconda casa, dove ha ricevuto l’ultimo saluto e l’omaggio di tanti amici e cittadini.

Alla guida del Museo civico di Carpi dal 1972 al 1997, nel 1997 il dottor Garuti divenne direttore dell’Ufficio beni culturali della Diocesi di Carpi, costituito per impulso del vescovo Bassano Staffieri. Da qui prese le mosse il grande progetto della creazione di un Museo diocesano di arte sacra. Un cammino che si concretizzò il 17 maggio 2008 con l’apertura appunto del Museo “Cardinale Rodolfo Pio di Savoia” nella chiesa monumentale di Sant’Ignazio di Loyola. Numerosi gli articoli scritti da Alfonso per Notizie e le interviste da lui rilasciate, contribuendo sempre con disponibilità all’arricchimento del settimanale come spazio anche di divulgazione in ambito storico-artistico. Fu insignito dell’onorificenza prima di Cavaliere e poi di Commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno, uno dei cinque ordini equestri pontifici della Santa Sede.

Pubblichiamo di seguito il ricordo letto alla fine della Messa di commiato dal collaboratore e amico, Andrea Beltrami, successore di Garuti come direttore del Museo in Sant’Ignazio.

Caro Alfonso, ci hai sorpreso anche questa volta, non però con una scoperta artistica o un nuovo libro ma con la tua veloce partenza per il Cielo. Non sembra ancora vero pensare che tu non sia più tra noi e ancora più difficile risulta accettare questo distacco. Per tutti noi sei sempre stato, e rimarrai, l’uomo della cultura, della conoscenza, dell’indagine, della ricerca delle nostre memorie e della nostra storia, non solo carpigiana. Anche se ad un primo approccio potevi dare l’impressione di una solo apparente distanza, conoscendoti bene eri poliedrico, estroverso e ironico, anche con te stesso, capace di stare in compagnia e affrontare ogni tipo di discussione.

Se dovessi associarti a qualcosa, bèh, è facile: un’opera d’arte, nel senso più ampio del termine. Perché le opere d’arte e la storia sono sempre state parte di te quando, già da bambino, nella casa di via Nova, hai assaporato da papà Mario il gusto dell’arte e del collezionismo, non solo per puro spirito di raccolta ma unito alla competenza e al lavoro di chi approfondisce e studia l’oggetto anche come memoria e tradizione. Con queste solide basi sei cresciuto sotto lo sguardo attento di mamma Eglia e di tua sorella Flavia.

Poi, dopo le medie in città, gli studi a Palidano dove amavi ritornare per incontrare l’amico Franco, da qualche anno in Paradiso che ti attende per continuare assieme le amabili conversazioni e le ricerche storiche. Una volta diplomato è iniziata la tua occupazione presso il Comune di Carpi dove, dopo alcuni anni come impiegato, hai assunto la direzione del Museo Civico sulle orme di papà Mario; in questo ruolo non ti sei risparmiato, spendendoti ogni giorno per fare conoscere sempre e meglio la nostra città, approfondendone aspetti e volti fino a quel momento sconosciuti o poco noti. Mostre, cataloghi, iniziative culturali sono dalle tue idee che dagli anni Settanta fino alla pensione ci hanno aperto un mondo e fatto conoscere quella piccola capitale padana che i tuoi “amici” Hans Semper o l’Ingegner Achille Sammarini avevano celebrato nelle loro ricerche storiche e pubblicazioni. Anche la raccolta di don Paolo Guaitoli è stata interessata dalla tua indagine e catalogazione, così come altri fondi depositati presso il Museo Civico, rigorosamente dattiloscritta con precisione e cura espressiva.

A te anche il merito di aver voluto donare alla Biblioteca Comunale di Carpi gran parte della tua preziosa e ricca biblioteca, mettendo a disposizione di tutti un importante patrimonio che ora, grazie alla tua sensibilità, è fruibile e consultabile.

Vogliamo parlare, poi, delle chiese e degli edifici sacri, scrigno privilegiato delle opere d’arte. Non avevano segreti, dal crinale del Cimone alla sperduta parrocchiale immersa nelle golene del Po, perché conosciuti, indagati e schedati ben due volte. La prima, a cavallo degli anni Settanta, a bordo della tua mitica Cinquecento bianca, che in alcune fotografie di catalogo si può scorgere parcheggiata a fianco della chiesa; poi, alla fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo Millennio, con la Punto grigia, sempre attrezzato con telo, lente di ingrandimento, bilancina e agenda per fissare e studiare ogni oggetto Durante gli anni della pensione, nei quali hai prestato servizio volontario in Curia, come primo direttore dell’Ufficio beni culturali, nato con te, hai realizzato il gioiello più bello, corona di un lavoro paziente e sapiente: il Museo diocesano “Cardinale Rodolfo Pio di Savoia”, vanto per la diocesi ma pure per la città di Carpi. Il terremoto non ha distrutto questa tua opera e oggi, prima di arrivare in Duomo, il Museo ha voluto accoglierti per dirti il suo “grazie”. C’erano tutti: lo Scarsellino, il Mastelletta, il Ghisi, lo Stringa, il Malatesta, a salutarti e ringraziarti per avergli ridato vita e visibilità. (…) Qui in Cattedrale, oggi, sei circondato dai personaggi a te familiari: il Cavedoni, il Ferrari, il Cibelli, Lelio Rossi, Albano Lugli e Fermo Forti, anch’essi riconoscenti perché ti sei preso cura di loro.

E ci siamo anche tutti noi, che abbiamo beneficiato e goduto della tua amicizia, sapienza, aiuto, consiglio, e anche di quel sorriso sotto i baffi (che ti hanno sempre caratterizzato); attoniti e increduli di doverci congedare e salutarti. Potrei continuare ancora per molto, tante sono state le cose che hai fatto a beneficio della collettività, non solo carpigiana, sempre in compagnia di tua moglie Iole, che ti ha seguito condividendo ogni tua iniziativa. A lei e a tua nipote Cecilia il nostro abbraccio e il nostro sostegno in questo particolare momento di distacco terreno.

Quando arriverai in Paradiso, ne sono certo, ti sentirai come a casa, circondato dalla schiera dei Santi, di cui conosci l’iconografia, la storia e il martirologio. Anche di questi non te ne è mai sfuggito uno! Ti affidiamo a loro, che sapranno condurti tra le braccia del Padre misericordioso dove ti attendono i tuoi cari genitori e tua sorella Flavia, insieme agli amici che ti hanno preceduto. Consentimi di salutarti con quella formula che amavi usare quando, dopo una giornata di lavoro o un momento trascorso assieme, ci lasciavamo per rivederci al più presto: arrivederci!

E dunque… Arrivederci, caro Alfonso!

Andrea

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