Intervista
Culturalmente
Pubblicato il Marzo 1, 2023

Intervista a Valerio Magrelli

CulturalMente, una rubrica di Francesco Natale.

 

A un anno dall’invasione russa, le pagine dei giornali sono ancora occupate quotidianamente dal conflitto in Ucraina. Ma come spiegare la guerra ai bambini? Forse la poesia e le immagini del nuovo libro di Valerio Magrelli e Alessandro Sanna possono venirci in soccorso. Per questo numero di CulturlMente ho avuto modo di scambiare qualche parola proprio con Magrelli.

“La guerra, la pace” è un libro che si può leggere fin da bambini. Come si fa a spiegare temi così complessi come la guerra e la pace ai più piccoli?

Ho cercato di semplificare e ricorrere a immagini particolarmente efficaci. Per fare questo mi è venuto in mente il gioco del contrasto. Tanto è vero che Alessandro Sanna, l’illustratore, con un’idea veramente notevole, mi ha seguito facendo in bianco e nero i disegni di guerra e a colori i disegni della pace. Il punto era decidere come “giocare”. Ho impostato tutto questo collocando la guerra in particolari luoghi.

Ad esempio?

Ad esempio, il mare. Abbiamo la pace al mare, con tutti sdraiati mentre si prende il sole e la guerra al mare in cui ci si impantana, ci si sporca di sabbia, si suda, ci si spara, ci si uccide. Oppure la guerra in casa e la pace in casa. Dietro ogni oggetto della casa c’è una cura, un lavoro, una fatica. Il tutto viene spazzato via con le bombe. Credo che solo il terremoto si avvicini all’orrore di una guerra. Con una differenza: il terremoto non ha i nemici. La guerra, invece, è un terremoto con degli esseri umani. E, come è noto, non c’è nulla di peggio che l’essere umano. In un bellissimo libro che ho letto c’è scritto che l’essere umano ha passato il 99% del tempo sulla terra uccidendo. Noi siamo macchine per uccidere con qualche intermezzo. Pensiamo alla guerra per quello che è ovvero l’orrore che emerge dall’uomo.

Questo libro arriva in un momento molto complesso per il mondo. Il conflitto in Ucraina l’ha ispirata?

Per forza. Naturalmente tutti ci aspettavamo altro. Oltretutto dopo due anni di Covid in cui tutti i parametri erano saltati. Siamo tornati alla seconda guerra mondiale con i carri armati che sferragliano e le bombe. Poi con i droni e la telematica viene appesantito il tutto. Basta pensare alle persone che non hanno acqua potabile senza arrivare agli orrori, alle atrocità e alle uccisioni dei civili. Basta pensare alla luce. Se a me dovessero togliere la luce diventerei pazzo. Quelle persone non hanno più luce. I russi hanno voluto appositamente colpire le centrali elettriche.

La guerra o la pace. Quale delle due è l’immagine che la colpisce di più? Qual è l’immagine che colpisce di più un poeta?

La cosa strana è che tutto l’Universo è asimmetrico. Prendiamo ad esempio la temperatura. Il freddo sotto una certa soglia, lo zero assoluto, non può andare. Invece il calore è infinito. Questa è la caratteristica di tutto ciò che è umano, ma in negativo. Sono un pessimista praticante. Ecco, il bene è limitato. Arrivato allo zero assoluto il bene si ferma. Il male è infinito. La guerra è il male che raggiunge l’infinito.

Questo è un libro illustrato. Qual è il valore aggiunto dell’immagine? Non bastano le parole?

In questo caso credo che immagini e parole si equivalgano. Quando ho ricevuto la telefonata di Alessandro Sanna ho detto: “era il mio sogno scrivere un libro per i bambini”. Sono contento che venga accompagnato da una prospettiva visiva. Non so se la cosa funzioni o meno, ma mi sono molto divertito. L’arte è il seguito del gioco che fanno i bambini con le bambole o i soldatini. La poesia e l’arte sono il gioco nel senso pieno del termine.

Lei ha parlato di poesia e di arte come gioco. La poesia e l’arte possono essere un antidoto alla guerra?

Sì, ma, attenzione, gli artisti possono essere i peggiori malfattori. Non bisogna mai confondere l’uomo con l’autore. Ci può essere uno straordinario autore e un uomo disprezzabile. Quando l’artista si dedica al suo lavoro e all’arte compie lo scopo più nobile per il quale è stato creato, cioè non fare male al prossimo.

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