Una
Editoriali
Pubblicato il Marzo 1, 2023
Editoriale

Una palestra di vita

Quaresima nel quotidiano della famiglia

di Stefano e Brunetta Zerbini, Vicedirettori Ufficio Catechistico Diocesano

 

Prima viene la vita. E’ sempre la prima realtà che incontri, ogni giorno appena ti alzi dal letto. La vita come dono, come esperienza, con le situazioni che vorresti non accadessero mai, e la vita con le speranze che a volte si avverano e a volte vengono deluse. La vita come il quotidiano essere in relazione con la propria famiglia e con gli altri. Poi ci si imbatte nella Parola. Qualcuno te la fa incontrare: la comunità cristiana, i contatti personali, le letture, la preghiera, lo Spirito. E allora torni alla vita e rivedi ciò che ti capita in un’altra luce. Questo dinamismo è il perenne allenamento alla vita di fede che celebriamo nella Quaresima.

Non a caso papa Francesco parla di “ascesi” quaresimale, dove ascesi dal greco significa “allenamento”. Allenarsi per cosa? Per arrivare dove? Semplice: per avere una vita piena, una vita “risorta”. Facile da dire ma difficile da realizzare se guardiamo le nostre famiglie e la vita che conducono. Il vero tiranno è il tempo: una quantità enorme di impegni lavorativi e scolastici, di adempimenti burocratici, di spese da fare in fretta e molto altro che condiziona il nostro vivere. La lettera quaresimale di papa Francesco e il messaggio del nostro vescovo Erio, in stretta sintonia, ci invitano a dare un contenuto diverso al tempo che viviamo suggerendo strumenti e luoghi dove allenarci. Una vita familiare che, allenamento dopo allenamento, senza forzare i tempi, si identifica con il cammino quaresimale: partire per poi tornare alla vita non accasciati, ma “in piedi”. Per fare questo papa Francesco e il vescovo Erio ci indicano un allenatore (lo Spirito Santo), due palestre (il deserto e il monte) e quattro attrezzi (l’ascolto, il rientrare in se stessi, una vita di fede “ordinaria”, il camminare insieme come ispirazione).

L’Allenatore ci fa capire di quanto abbiamo bisogno di aiuto in questo cammino ma anche di come sia tutto gratis, non da meritare, ma solo da accogliere lasciandoci coinvolgere con fiducia. Abbiamo veramente tutti bisogno di essere accolti per quello che siamo, con quello che abbiamo. Cominciamo noi, senza eroismi, con le persone più vicine, allenandoci alla presenza e alla ricchezza dell’altro. Proviamo: l’Allenatore non ci lascerà soli. Salire dalla palestra del deserto a quella del monte è percorrere il difficile sentiero che passa dal sentirci al centro di tutto al mettere al centro gli altri: si tratta di partire dalla propria testa (le ceneri) per arrivare ai piedi degli altri (il giovedì santo). Per farlo “occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala” (don Tonino Bello).

Ma quello che conta di più sono gli attrezzi, quelli su cui bisogna insistere per mantenere efficace l’allenamento familiare, sociale, ecclesiale. Primo di tutti l’ascolto. Un ascolto che non parte da ciò che so e sento ma dalla scoperta di una verità non ancora manifestata, quella del mondo rivelato attraverso l’altro che non sono io. Anche in famiglia l’altro è sempre un mistero che necessita di essere ascoltato non per buona educazione ma per accoglierne la rivelazione. Segue a ruota il rientrare in sé stessi. Il fermarsi e meditare, il cercare di capire dove si è. Esercizio quanto mai difficile da fare all’infinito anche se a volte spaventa. Solo da lì però riparte il cammino di un cuore che vuole cambiare le relazioni con il Padre, con i fratelli e con se stessi. Non può mancare nella propria attrezzatura il recuperare in famiglia il valore dei piccoli gesti come stringersi la mano, abbracciarsi, sedere accanto, condividere il pasto… e miracolosamente ritrovarli poi nelle liturgie quaresimali e pasquali.

Ultimo ma non ultimo, lo strumento per eccellenza: il camminare insieme o, in altri termini, la sinodalità. Nella lettera di indizione del Sinodo si legge “C’è un tesoro nascosto in ogni persona, che va contemplato nella sua bellezza e custodito nella sua fragilità. (…) Questo è il senso del nostro cammino sinodale: ascoltare e condividere per portare a tutti la gioia del Vangelo”. E allora non scoraggiamoci, partiamo per questo viaggio quaresimale allenandoci seguendo i consigli che amorevolmente ci sono stati forniti: scopriremo che in realtà stiamo semplicemente vivendo.

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