Chiesa e società poli magnetici
Il Settimanale

Pubblicato il

8 Marzo 2023

Chiesa e società poli magnetici

Trame di bellezza, una rubrica a cura della Pastorale Sociale e del Lavoro.

di Paolo Barani

 

Ricordiamo tutti quando, bambini, osservavamo meravigliati lo strano comportamento delle calamite: i poli simili si respingono mentre i poli opposti si attraggono a tal punto da divenire inseparabili. Questa legge fisica può essere osservata anche in molte relazioni umane: quante coppie di fidanzati nascono dall’attrazione di ciò che è altro rispetto a sé; quante idee creative nascono dal considerare punti di vista nuovi dal modo usuale di osservare il mondo. In filosofi a questo stesso principio trova sintesi nella celeberrima coincidentia oppositorum del Cusano, realizzata pienamente in Dio, nel quale gli opposti vengono addirittura a coincidere e nel quale ogni contraddizione viene superata. Ben lungi dall’essere nella condizione di Dio, possiamo però fare nostro un sano principio relazionale: punti di vista anche distanti possono trovare un luogo di incontro, di confronto e dialogo quando condividono una finalità ultima, arricchendosi reciprocamente l’uno dell’altro.

È a partire da questa considerazione che possiamo intendere la relazione esistente tra Chiesa e società che condividono la finalità di voler promuovere lo sviluppo umano integrale. Indubbiamente i punti di partenza sono diversi, finanche opposti: la Chiesa vede in ogni uomo la presentificazione concreta dell’immagine di Dio; i sistemi sociali approcciano la questione a partire da altri assunti, radicati nella concretezza storico culturale dello sviluppo umano. Ma tutti, con la sola esclusione dei regimi materialisti professanti un ateismo di stato, condividono l’idea che l’uomo non esaurisce la sua ricchezza nell’essere sola carne, ma anche nel manifestarsi come essere spirituale e che egli sia perennemente alla ricerca della sua realizzazione e felicità. Propriamente su queste basi è possibile e doveroso un dialogo tra Chiesa e società, così come indicato dall’insegnamento sociale della Chiesa. Una chiusura reciproca priverebbe l’umanità intera di una grande ricchezza e non consentirebbe di percorrere le strade di uno sviluppo realmente umano. Occorre però, da entrambe le parti, la volontà di incontrarsi, di parlarsi, di non rimanere arroccati su posizioni spesso ideologiche. Papa Francesco ci ha fornito in questo ben più di una lezione. Non giungeremo certamente alla coincidenza di ogni contraddizione e nemmeno la vorremmo. Questa la lasciamo al Padre nel quale tutto avrà un chiaro senso. Ma potremo certamente aprire nuovi percorsi di umanizzazione nei quali la Città di Dio e la Città degli Uomini condividano il bene, la giustizia e la pace. Alla prossima.

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