La
In punta di spillo
Pubblicato il Marzo 8, 2023

La responsabilità dei politici nella gestione del Covid vista dai Pm di Bergamo

In Punta di Spillo, una rubrica di Bruno Fasani.

 

C’è qualcosa di inquietante nell’indagine che la Procura di Bergamo sta conducendo sulla gestione del Covid-19 nei primi mesi del 2020. Qualcosa che rimanda più ad una inchiesta politica e mediatica che giudiziaria, tirando in ballo l’accusa che i politici responsabili di quel tempo, con il loro comportamento avrebbero causato la morte di 4.148 persone, non una più, non una di meno. Un dato elaborato dal microbiologo, Andrea Crisanti esperto di zanzare, a suo tempo consulente della Procura orobica e oggi senatore della Repubblica. Come sia arrivato a questo numero, Dio solo lo sa, considerato anche che, dare i numeri, non sempre è sinonimo di rigore logico. Quello che si sa è che a finire sul libro degli indagati, a seguito del- relazione Crisanti, sono in 19, con a capo il Primo ministro Conte, il ministro della Salute Speranza, il Presidente della Regione Lombardia, insieme ad altri 16 funzionari. Colpevoli di non aver deciso in tempo la chiusura della zona della Val Seriana da cui era partito un importante focolaio.

Ciò che inquieta è che oggi una Procura voglia vedere la colpa e il dolo, cioè la volontà deliberata di infrangere la legge, in quello che, di fatto, fu il balbettare della politica difronte ad una calamità di cui non si conosceva nulla. Né da dove veniva, né come si diffondeva, né come curarla o prevenirla. Il Covid-19 è stato una bestia che ci ha aggrediti alle spalle e che ci ha chiesto tempo prima di capire come prenderla per le corna. La stessa Oms impiegò alcuni mesi prima di rendere obbligatorio l’uso delle mascherine. Si andava per tentativi. Ricordo il presidente della Regione Veneto, quando decise di sottoporre a tampone tutta la popolazione di Vo’ Euganeo. Vi fu chi lo accusò di spreco di denaro pubblico. Aveva ragione lui o avevano ragione industriali e politici che paventavano il blocco produttivo del Paese? E che dire della stessa incertezza sull’uso dei vaccini e sulla loro efficacia?

«Per produrre un vaccino, normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni. Per questo, senza dati certi, io non farei il primo vaccino a disposizione». Era il 20 novembre del 2020. Si era nel pieno della pandemia e, a pronunciare queste parole, era lo stesso Andrea Crisanti. Ma poi bastarono pochi giorni, perché le telecamere lo beccassero mentre si faceva iniettare il vaccino. Quando si dice la coerenza e, soprattutto, la chiarezza sul cosa fare! E quante persone, dietro il suo suggerimento, hanno rinunciato, per paura o per ignoranza, a proteggersi dal terribile virus? Difficile dirlo, ma difficile negare la responsabilità di chi diffondeva notizie imprecise e contradditorie.

Metteremo tutti sotto processo? L’unico ad avere certezze sul da farsi sembra essere Marco Travaglio. E non so neppure se questo dipenda dai rimandi emotivi del suo cognome. Sta di fatto, che assolta Sinistra e 5Stelle, sul banco degli imputati ci ha lasciato soltanto i leghisti. La Procura di Bergamo, unica al mondo, ha fatto sapere, per voce del Procuratore Capo, Chiappani, che questa iniziativa servirà «non solo per le valutazioni di carattere giudiziario», di cui fatica a prevedere gli esiti, «ma anche scientifiche, di sanità pubblica, sociologiche e amministrative». E pensare che, ingenuamente, eravamo convinti che le Procure dovessero interessarsi solo di accertare reati.

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