Poveri
Attualità, Editoriali
Pubblicato il Aprile 12, 2023
Editoriale

Poveri di bambini

Squilibri demografici in un paese che invecchia.

 

Ha commosso tutti la vicenda del piccolo Enea, il neonato lasciato nella Culla per la Vita della clinica Mangiagalli di Milano, con tanto di letterina di saluto. L’auspicio è che la mamma possa ritornare sui suoi passi e ricevere tutti i sostegni di cui necessita per accudire il suo piccolo. Un gesto forte che irrompe come richiamo ad ampliare la sensibilità e i servizi a supporto della maternità e della genitorialità mentre si guarda con preoccupazione al futuro di una società italiana sempre più “povera di bambini”.

di Andrea Casavecchia

L’asticella che indica il numero delle registrazioni delle nuove nascite in Italia si è fermata al di sotto delle 400mila persone. È la prima volta dall’unità d’Italia. Incontrare neonati è sempre più una rarità. In Italia ce ne sono stati solamente 393mila. Siamo poveri di bambini. Il risultato è frutto di due tendenze. La prima è legata al progressivo invecchiamento della popolazione – ed è la ragione più forte – la seconda è dovuta alle scelte riproduttive delle persone tra i 15 e i 49 anni. L’Istat ci dice che se lo scorso anno si fosse registrato lo stesso tasso di fecondità del 2019 si sarebbero contati 22mila neonati in meno. Però ne mancano all’appello altri 5mila. Questa assenza è dovuta alla minore tendenza a diventare genitori degli italiani. Per cercare di immaginare qualche cambiamento a medio termine – ormai il futuro immediato è segnato – bisognerebbe incidere sul tasso di fecondità che è molto basso: 1,24 figli per donna. Si diventa mamme relativamente tardi: l’età media è di 32,4 anni.

Dall’altra parte sempre la rilevazione demografica dell’Istat ci rileva che cresce in modo sempre più ampio la quota di popolazione al di sopra dei 65 anni. L’età media è cresciuta tra il 2020 e il 2022 di quasi un anno. Gli over 65enni sono quasi il doppio dei ragazzi under 14enni. Queste proporzioni dovrebbero alzare la nostra attenzione perché ci indicano in prospettiva un futuro nel quale le nuove generazioni di oggi vivranno una grande pressione. Quando entreranno a far parte della popolazione attiva sulle loro spalle ricadrà un numero di persone non attive sproporzionato. Non sarà soltanto questione di carichi di cura, ma di tenuta del sistema di welfare state e pensionistico.

Questi squilibri inoltre non saranno distribuiti in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. Sempre più si evidenzia che la combinazione tra invecchiamento della popolazione e contesto culturale sfavorevole alla progettualità genitoriale condiziona le dinamiche demografiche che crea un effetto spopolamento, che colpisce soprattutto le aree più povere del paese: infatti proprio nelle regioni del Mezzogiorno i tassi di natalità sono i più bassi (eccetto in Sicilia e Campania). Gli effetti sono più limitati nel Nord del paese. E le disuguaglianze si accrescono anche qui.

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